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Ucciso nella guerra di mafia: il murale in piazza Dante

Scritto da il 09/05/2022



Enzo Scalia, detto Negativa, è una delle vittime dello scontro tra clan Cappello e Cursoti Milanesi.

Catania – Nascono come funghi a Catania. Murales dedicati a vittime della strada e morti ammazzati. Nella maggior parte dei casi si tratta di personaggi – ‘dei quartieri catanesi’ – legati al mondo della malavita. In piazza Dante, precisamente all’angolo con via Biblioteca, un writer ha creato una sorta di gigantografia del volto di Vincenzo Scalia, ucciso nello scontro a fuoco tra Cursoti Milanesi e Cappello dell’8 agosto 2020 a Librino. “Hai lasciato un vuoto nei nostri cuori… Enzo Negativa” si legge nel murale che dà il “benvenuto” agli studenti universitari. Non è un caso che il ‘dipinto’ sia stato realizzato proprio in quel corner storicamente legato agli ultras del Catania. Già nei giorni dopo la sparatoria fu allestito una sorta di altarino con foto, ghirlande e palloncini con la scritta “Enzo vive”. Per Scalia ci furono anche le parole di cordoglio di Niko Pandetta, il cantante trap-neomelodico e nipote del boss Turi Cappello, che poi gli ha dedicato un brano dal titolo “Vita sbagliata”. L’anno scorso poi è arrivata anche la canzone di Gianni Vezzosi intitolata proprio “Enzo Negativa”. 

Vincenzo Scalia era in sella ad uno dei 14 scooter della fazione dei Cappello che quella sera d’agosto 2020 sono arrivati al viale Grimaldi 18 sotto casa dei fratelli Martino, Michael e Ninni Sanfilippo, all’epoca frangia fedelissima del boss dei Cursoti Milanesi Carmelo Di Stefano. Poi dopo la sparatoria e i due morti ammazzati – tra cui Enzo negativa – i Sanfilippo (tranne Martino che si è messo a collaborare con la giustizia) sono transitati nel gruppo Santapaoliano dei Nizza. Ma nel giugno 2021 hanno seguito le orme del fratello e hanno confessato l’omicidio di Enzo Timonieri. C’è un nuovissimo pentito che racconta che proprio Timonieri avrebbe voluto vendicare la morte di Scalia a cui era molto legato.  

Ma torniamo al murale in piazza Dante. Realizzato proprio nel tempio della cultura accademica di Catania. A pochi passi dallo splendido Monastero dei Benedettini, sede della facoltà di Lettere. Facendo un controllo con le mappe di google il ‘graffito’ è lì almeno dallo scorso marzo.

Ce ne sono tanti sparsi per la città. In via Vittorio Emanuele e piazza Gassman, al Villaggio Sant’Agata, sono stati realizzati alcuni anni fa quelli per commemorare Enzo Valenti, ucciso a colpi di revolver nel 2017 per una fidanzatina contesa. Anche per lui una canzone neomelodica dove compare – da attore protagonista – Sebastiano Miano, detto Piripicchio, che ha finito di scontare un residuo pena ed è stato condannato l’anno scorso per droga nel processo frutto del blitz La Cosa.

A San Leone c’è invece la gigantografia dedicata a Eugenio Ruscica, Bananedda, morto in un incidente stradale nel 2016. Il giovane è figlio di Carmelo Ruscica e nipote di Giuseppe ‘banana’, transitato nei Cappello-Carateddi dopo una militanza tra i Cursoti-Milanesi. I suoi funerali, sei anni fa, furono vietati dal Questore per motivi di ordine pubblico: erano stati preparati caroselli, striscioni e fuochi d’artificio. 

Un altro murale, nel quartiere San Giorgio, è stato rimosso alcuni anni fa dopo una precisa ordinanza del Comune di Catania. Il graffito, la cui presenza in città è stata al centro di un articolo su LiveSicilia, era dedicato al boss di San Giorgio Iano Fichera, ucciso in un agguato di mafia nel 2008. Un tributo che doveva essere cancellato. Forse quello di piazza Dante dovrebbe avere lo stesso “destino”, visto il legame con la guerra tra clan che due anni fa ha fatto ripiombare Catania nel clima inquietante degli anni Novanta. 



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