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scappa, lancia la droga dall’auto, si rifugia dall’ex e la inguaia

Scritto da il 07/05/2022



L’uomo ha tentato di scagionarla. “Sono stato io”

PALERMO – “Sono stato io, gli altri non c’entrano nulla con la droga”, ha detto Francesco Castelli tentando di evitare guai peggiori a Davide Alfano e Romina Palazzo. Quest’ultima è la sua ex convivente e nei guai c’è finita proprio per colpa di Castelli.

I tre sono stati fermati lo scorso 30 aprile a Casteldaccia al termine di una mattinata piuttosto movimentata. I carabinieri intimano l’alt alla Lancia Y di Castelli, che si trova in auto con Alfano. Non si ferma ed inizia un inseguimento.

La macchina si muove a zig zag per le strade del centro abitato. Urta un mezzo parcheggiato e sta per travolgere una passante. I carabinieri si fermano per evitare il peggio, anche perché sanno già che al volante c’è Castelli.

È una loro vecchia conoscenza. Gli era stata sequestrata la patente di guida, che avrebbe dovuto consegnare ma non lo ha fatto. Durante la fuga lancia un involucro dal finestrino. I carabinieri lo recuperano. Contiene droga. In particolare hashish.

Un quarto d’ora dopo Castelli viene notato a piedi, mentre entra al civico 27 di via Giotto. È la casa dove abita Palazzo, sua ex compagna e convivente. Lei viene sorpresa sul pianerottolo. Nel frattempo arriva via radio la comunicazione alla centrale operativa: è stata rinvenuta la Lancia Y, seduto nel lato passeggero c’è Alfano.

I carabinieri perquisiscono la casa In un piccolo vanio sottotetto della camera da letto trovano quasi 5 chili di droga fra hashish e marijuana. Gli involucri riportano le immagini dei “Simpson” e della “casa di carta”. Altri stupefacenti vengono rinvenuti a casa di Castelli, in via delle Pergole.

Castelli confessa e scagiona gli altri due. Alfano dice che dormiva in auto e si è svegliato solo quando è iniziato l’inseguimento. La donna spiega che nulla sapeva della droga in casa sua. +

Il primo finisce agli arresti domiciliari. Agli altri due indagati il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Termini Imerese, Angelo Lo Piparo, ha imposto rispettivamente l’obbligo di dimora a Casteldaccia e di presentazione in caserma.



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