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Sanità, estorsione, corruzione: l’Antimafia osserva Catania

Scritto da il 05/05/2022



La Commissione nazionale nella città etnea, dai colletti bianchi alla criminalità minorile

CATANIA – Cinque giorni per fare il punto sulla criminalità mafiosa nella Sicilia orientale, soprattutto nel catanese e nel messinese: è l’impegno della Commissione nazionale antimafia guidata da Nicola Morra, che da lunedì è nell’isola per una serie di audizioni e visite sul territorio. Per Morra, la mafia catanese “ha caratteristiche tutte sue, non ascrivibili al mondo di Cosa Nostra in Sicilia occidentale”.

La missione siciliana

La Commissione parlamentare antimafia è arrivata in Sicilia il 2 maggio e proseguirà i suoi lavori fino a domani, 5 maggio. I primi giorni sono stati dedicati al messinese, mentre da ieri la Commissione lavora nella prefettura di Catania per una serie di audizioni con associazioni del mondo antimafia ed esponenti della società civile. La parte catanese della visita si concluderà domani con una visita al quartiere di Librino.

Tra gli altri, la Commissione oggi ha sentito il presidente dell’Associazione antiracket Libera Impresa Rosario Cunsolo, una delegazione dell’Asaec Libero Grassi presieduta da Nicola Grassi, la presidente dell’associazione antimafia Alfredo Agosta Enza Bifera. Tra i giornalisti il direttore di Livesicilia, Antonio Condorelli.

La mafia “orientale”, la sanità e i colletti bianchi

A raccontare lo scopo della missione siciliana e delle audizioni è lo stesso presidente della Commissione Nicola Morra: “Siamo qui per fare il punto sulla criminalità mafiosa nella Sicilia orientale, che ha caratteristiche tutte sue, non ascrivibili al mondo di Cosa Nostra della Sicilia occidentale”. Di Catania, sottolinea Morra, “non si deve ricordare soltanto Nitto Santapaola, ma la pluralità di sodalizi che di fatto rendono questa provincia ricca di consorterie che molto spesso sono state fra di loro contrapposte”.

A una domanda sul Pnrr e i fondi in arrivo in Sicilia Morra risponde spiegando proprio il carattere particolare della criminalità etnea: “Su quello che c’è si può ragionare con particolare preoccupazione: allorquando si esamina la spesa sanitaria della provincia catanese emergono dati abnormi, e su questo si deve fare attenzione. Anche perché questa è una realtà in cui la borghesia del colletto bianco ha in più occasioni cercato rapporti con la criminalità organizzata e Cosa Nostra. Tutti quanti avrete memoria dei Cavalieri del lavoro. Di conseguenza nel mondo degli appalti pubblici e della fornitura di beni e servizi bisogna prestare la massima attenzione, perché c’è di continuo il tentativo di insinuarsi di inflitrarsi, radicarsi e poi direzionare importanti flussi finanziari a realtà aziendali apparentemente pulite ma che di fatto servono interessi criminali”.

L’estorsione e l’usura

Un altro fenomeno rilevante individuato dalla Commissione nel corso delle sue audizioni è quello delle estorsioni: “Oggi la rilevanza è stata individuata in fenomeni estorsivi e usurai che affliggono tanta parte della città e della provincia – dice Morra – dobbiamo registrare un rapporto inversamente proporzionale fra il numero delle denunce effettuate e l’entità del fenomeno. Questo significa che ce n’è ben più di quanto si possa immaginare. Non è facile, ma bisogna insistere e bisogna sollecitare le associazioni presenti sul territorio a fare la loro parte con massima abnegazione possibile, perchè lo Stato ha messo a disposizione gli strumenti con i quali intervenire a favore del cittadino e dell’operatore economico vessato”.

Su cosa possa fare lo Stato, Morra dice: “C’è un dato culturale sul quale lo Stato deve fare tanto. Il credito deve tornare ad essere in una dimensione attenta alle esigenze e ai bisogni dei cittadini piccoli e non dei grandi. Perché poi sono i piccoli che per cifre modestissime finiscono con l’alimentare un vortice d’affari pauroso, dato che si applicano tassi anche del 30 per cento mensile”.

La criminalità minorile

Quello dell’emergenza minorile è un altro grave problema emerso nel confronto tra la Commissione antimafia e il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica: “Catania – dice Morra – è una realtà che soffre di più di devianze minorili, di criminalità in età minorile, per cui fronteggiare questa emergenza credo sia un dovere degli enti locali e territoriali ma anche dello stato. Ci sono zone della città in cui tutto questo è palese, evidente, sotto il sole”.

Morra fornisce una soluzione che guarda ad attività preventive: “C’è la necessità di prendere atto della lezione del grande Gesualdo Bufalino – dice – bisogna investire non soltanto in repressione ma anche in prevenzione, che significa garantire a tutti i cittadini siciliani la possibilità di sentirsi dignitosamente cittadini dello Stato italiano. Quando questo non succede poi non ci si deve stupire se l’altro potere riesce a essere più convincente nei confronti di chi nasce e cresce in contesti degradati”.



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