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Recensione: PHOENIX – “Alpha Zulu”

Scritto da il 04/11/2022


La prima particolarità di questo nuovo disco dei Phoenix è quello di essere stato registrato in un museo, ovvero al Musée des Arts Décoratifs di Parigi, che si trova al Palais du Louvre.

Una decisione e una scelta ben precisa. Si dice che “arte porta arte” e per “Alpha Zulu” forse la band francese ha voluto seguire questo detto! 
Lavorare al Musée è stato come creare in un incubatore stilistico e in un certo senso ha portato i Phoenix al punto di partenza per questi dieci brani. 

Il loro pop è come un marchio di fabbrica: accattivante, leggero, disinvolto ma sempre fresco, innovativo e contemporaneo.

“Alpha Zulu” arriva dopo ben cinque anni. Il loro ultimo disco “Ti Amo” è datato 2017. 

Nel mezzo il mondo che è cambiato, la pandemia, la morte di Philippe Zdar, il loro più profondo collaboratore e amico, scomparso nel 2019 e una serie di progetti, tra cui anche un libro “Liberté, Egalité, Phoenix”. 

The Only One, con le sue percussioni rain-drop, si scontra con All Eyes on Me violenta, quasi una techno-mitragliata; c’è un focus sullo “spazio negativo” – un concetto molto zdarian che riecheggia nelle pareti bianche del museo – e un senso di puro romanticismo, sebbene sfumato con una matura comprensione di quanto preziosa diventi quella sensazione con il passare degli anni.  

My Elixir, una canzone solitaria e distante con un ritmo dolcemente brioso che ha tutta l’aria del karaoke cantato in un bar vuoto.

“Tell me anywhere is home,” Thomas supplica: “Can we go home?”. Stava pensando a come in “Ti Amo”, i Phoenix riescano finalmente a dire “I love you” – “but in a different language”, ha ammesso. Vivendo ora in una situazione che assomiglia a uno scenario apocalittico americano, la situazione richiedeva immediatezza. Fu allora che Thomas scrisse l’unica canzone dell’album che non era stata composta in studio.

I suoi compagni di band gli hanno inviato un lungo loop senza ritornello e gli hanno chiesto di registrare un flusso di coscienza. Il risultato è la traccia di spicco dell’album, Winter Solstice che potrebbe essere la canzone più triste dei Phoenix, che pulsa gradualmente dall’oscurità alla luce.

Turn the lights on / Find me a narrative / Something positive / This requiem played a few times before,”, canta Thomas.

Nel disco anche una collaborazione, quella con Ezra Koenig in Tonight, brano che echeggia di french touch ritrovata!

Alla fine, arte porta arte e i Phoenix sono maestri a fare del loro pop un’arte! 

SCORE: 7,25 

DA ASCOLTARE SUBITO

Alpha Zulu – Winter Solstice – All Eyes on Me

DA SKIPPARE SUBITO

Mezzora che scorre velocemente senza intoppi….

TRACKLIST



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