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Recensione: ELISA – “Ritorno al futuro/Back to the Future”

Scritto da il 18/02/2022


Progetto completo e complesso questo “Ritorno al futuro/Back to the Future”, album numero undici di Elisa.

Completo perché racchiude la duplice essenza di Elisa: quella del cantato in italiano, ma anche quelle delle sue origini ovvero del cantato in inglese. 

Complesso perché lo scenario musicale attuale è molto cambiato, suoni, espressioni, sensazioni, melodie, strutture liriche. Un mondo in continua evoluzione nel quale Elisa vuole e cerca di rimanere una protagonista e dire la sua. 

Per raccontare il disco è giusto spezzarlo e raccontarlo nelle sue due essenze. 

Il ritorno al futuro di Elisa è leggero, solare. Tra le dodici tracce della parte italiana aleggia una sorta di allegria e serenità inside della cantante. 
Brani dalla propensione estiva ricchi di racconti di emozioni, di momenti e di amore.

Un esempio su tutti Litoranea, brano che proprio profuma di estate e di voglia di sole. Così come piena di sole e di mare è Luglio brano con la super league al femminile della musica italiana: Elodie, Giorgia e Roshelle e Palla al centro il pezzo con Jovanotti.

Come te nessuno mai ha una vaga reminiscenza che mi porta a scenari alla Twin Peaks ma poi si apre con la possente e fantastica voce di Elisa, mentre Non me ne pento ha una miscela e forma urban. Chi lo sa sembra un super pezzone R&B e Quando arriva la notte è forse uno dei brani più contemporanei (prodotto da Venerus). 

Dei dodici brani, quattro sono già noti: A tempo perso, Seta e Quello che manca pezzo con Rkomi, Tra questi anche il sanremese O forse sei tu, il brano forse più da comfort zone di Elisa. 

La parte in inglese è senza dubbio più internazionale nei suoni e nelle atmosfere. 

In Let Me e On Me mi sembra avvicinarsi ad Alicia Keys e continua il fraseggio con il mondo soul e R&B anche in Drink to Me.

In Ordinary Day sembra un po’ orientarsi verso il mondo di Taylor Swift mentre azzarda anche a diventare ruvida nel power -rock di Fuckin’ Believers (onestamente non ce la vedo proprio).  Così un po’ forzati e inutili sono i virtuosismi vocali di My Mission

Nel disco c’è anche la cover di Shout dei Tears For Fears … boh!

Per cesellare i due dischi si fa aiutare con una serie di collaborazioni, ricercate e studiate per ben amalgamarsi con la sua concettualistà stilistica.
Oltre ai feat., già raccontati e presenti solo nella facciata italiana, c’è un altrettanto parterre de rois, quello degli autori e compositori: Davide Petrella, Dario Faini, Andrea Rigonat, Calcutta, Takagi & Ketra, Franco126, Jessica Childress, Michelangelo e Stephen Aiello e quello dei producer:  Sixpm, DRD, Zef, Mace, Shablo, Don Joe e Venerus

Se devo trovare un limite a questo disco è la lunghezza (soprattutto della parte in inglese) in totale un’ora e trentasette minuti. 
Un po’ anacronistica rispetto ai nostri tempi. Forse la volontà di fare due progetti ben staccati e con due identità diverse ha proprio lo scopo di rendere fruibile il prodotto come due cose ben separate. 

Alla fine, scelgo la parte in italiano. Era quasi impossibile sbagliare per Elisa con tanta qualità.
La parte in inglese la vedo un po’ fuori fuoco, un po’ come quando la Pausini e dintorni vuole fare prodotti per il mercato internazionale. 

Un’ultima considerazione riguardo il disco è quello della promozione. Non ha fatto nulla.
Ne conferenza, ne interviste, nulla o meglio centellinate con i soliti noti (chiaramente non con no!).
Già il trend era stato così a Sanremo. Non so se abbia deciso lei o sia una strategia ben precisa messa in atto dai suoi manager e della casa discografica.
Rimane un po’ distaccata e superiore. 
Un disco così pieno forse avrebbe avuto il bisogno anche di una narrazione più diretta e non solo del freddo e impersonale comunicato stampa. 
Anche questo è fare l’artista. 

A prescindere da questa considerazione da addetto ai lavori l’Elisa di oggi è una grande cantante italiana.
Meglio rimanere così nel “presente” e non guardare troppo al passato e al futuro… 

SCORE: 7,00

DA ASCOLTARE SUBITO

Litoranea – Quando arriva la notte – Let Me 

DA SKIPPARE SUBITO

Come sei veramente – non mi fanno impazzire le chiare reference a Flashdance. E poi Fuckin’ Believers zero! 



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