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R. Kelly è stato condannato a 30 anni di reclusione

Scritto da il 30/06/2022


Dopo essere stato giudicato colpevole delle accuse di sfruttamento sessuale e violenza privata nel processo che si è tenuto nel 2021, R. Kelly è stato condannato ieri a 30 anni di reclusione.

Prima della definizione della pena, le vittime hanno raccontato le loro esperienze, rivolgendosi direttamente all’imputato: «Rappresento tutte le donne, i ragazzi, i bambini e gli uomini che lei ha devastato con i suoi atti», ha detto una donna che chiameremo Angela, tra le testimoni del processo. «Ha usato la sua fama e il suo potere per adescare ragazzi e ragazze minorenni a scopo sessuale».

Kitti Jones, che nel 2017 ha parlato a Rolling Stone degli abusi subiti durante una relazione di due anni col cantante, prima della sentenza di ieri ha detto a R. Kelly: «Aspettavamo in tanti che questo giorno arrivasse».

Un’altra vittima ha detto, rivolgendosi al cantante, che «quello che hai fatto ha lasciato una macchia indelebile sulla mia vita che non potrò mai lavare via. Sono certa che non ci pensi mai. Sei un abusatore, sei senza vergogna, sei disgustoso e sei egoista». E ancora: «Spero che tu vada in prigione per il resto della vita».

Nel chiedere al giudice clemenza, l’avvocata di Kelly, Jennifer Bonjean, ha detto che il cantante ha trascorso l’infanzia in un contesto famigliare «altamente caotico» dove ha subito anche abusi sessuali. Ha inoltre definito Kelly un «genio della musica». Il cantante non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione in propria difesa.

La pena di 30 anni di carcere comminata dalla giudice Ann Donnelly supera di cinque anni il minimo richiesto dall’accusa. «Si tratta di crimini attentamente pianificati e regolarmente eseguiti per quasi 25 anni», ha detto Donnelly all’imputato. «Ha insegnato loro che l’amore è schiavitù e violenza». La giudice ha aggiunto che un altro processo a cui è stato sottoposto, quello per pedopornografia da cui è stato assolto, avrebbe potuto rappresentare una chance per il cantante per dare una svolta alla sua vita. Tuttavia, «sembra che l’unica cosa che ha imparato è stato come intrappolare le vittime» con accordi di non divulgazione.

«Grazie alla fama, al denaro e soprattutto alla cerchia di conoscenze, R. Kelly ha sfruttato per decenni bambini e ragazze per la sua gratificazione sessuale», ha dichiarato il procuratore Breon Peace dopo la sentenza. «Ha usato controllo coercitivo, isolamento, dipendenza, minacce, tattiche intimidatorie, abusi fisici e, almeno una volta, la presenza di una pistola per costringere le vittime, tra cui minorenni, a impegnarsi in attività sessuali con lui e con altri, e partecipare pur non essendo consenzienti a video pornografici che ha scritto, prodotto e diretto».

«Ha commesso tali crimini per quasi 30 anni evitando ogni punizione fino ad oggi. La sentenza odierna dimostra che i testimoni reclamano il controllo sulle loro vite e sul loro futuro. Le voci di donne e bambini, per lo più di colore, sono state ascoltate e credute e finalmente hanno avuto giustizia».





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