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Palermo, tutti i dubbi di Roma sul piano di riequilibrio

Scritto da il 11/05/2022



Dall’entità del disavanzo alla richiesta di documentazione che attesti le misure di risanamento

PALERMO – L’entità del disavanzo, l’assenza di dati e delibera, la mancata firma dell’accordo con Roma. Sono solo alcuni dei punti critici sollevati dagli uffici del ministero dell’Interno nei confronti del piano di riequilibrio approvato dal Comune di Palermo.

La lettera è stata presentata qualche giorno fa in una conferenza stampa che ne ha annunciato i contenuti dai consiglieri di opposizione Fabrizio Ferrandelli e Ugo Forello. La lettura del documento, 8 pagine dense di richieste di chiarimento, solleva questioni ulteriori rispetto a quelle considerate e merita dunque un approfondimento in quanto sembra segnare irrimediabilmente il futuro delle finanze del Comune di Palermo ed anche, nell’immediato, il dibattito della campagna elettorale.

In altre parole, come si vedrà di qui a poco, l’entità delle cose richieste per quantità e per complessità delle stesse è tale da far credere che sia impossibile, al di là di ogni ragionevole dubbio che, sulle soglie del voto, a fine mandato, con la campagna elettorale in corso ed entro il termine di 30 giorni, si possa riuscire a produrre tutto.

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Il perchè la missiva del Ministero sia così importante è presto detto. I piani di riequilibrio vengono sottoposti prima al parere della Commissione per la stabilità finanziaria degli enti locali che emette un parere sul piano di risanamento dei conti e poi alla Sezione regionale di controllo competente. La nota in questione è stata emanata dall’ufficio che si occupa di istruire le pratiche da sottoporre alla Commissione per la stabilità finanziaria degli enti locali. Così è come se, a un primo esame del piano, fossero venuti al pettine tutti i nodi. La missiva quindi non rappresenta una bocciatura ma mette in guardia il Comune, con la richiesta di chiarimenti e di tutta la documentazione necessaria per far sì che il programma per sistemare le finanze dell’Ente locale sia credibile.

I conti che non tornano

E però la prima delle questioni che vengono sollevate dagli uffici ministeriali è lo stesso ammontare del buco di bilancio da ripianare che dovrebbe essere composto da disavanzo di amministrazione (Il disallineamento fra entrate e uscite che causa lo squilibrio finanziario), debiti fuori bilancio (debiti a carico dell’ente mai entrati nel circuito del bilancio) e passività potenziali. “L’ente – si legge nella missiva – è invitato a chiarire, attraverso una puntuale relazione, come sia giunto a determinare la massa debitoria in soli € 438.373.316 dal momento che dall’ultimo rendiconto approvato al momento della predisposizione del piano, relativo alla gestione dell’esercizio 2020, emerge un disavanzo di €622.030.627,54″. In altre parole, al Ministero non risulta comprensibile come mai, se il disavanzo, che è il primo problema da risolvere sia pari a 622 milioni di euro, la massa debitoria, che dovrebbe essere più ampia, è invece inferiore. I conti, in altre parole, non tornano.

Gli altri punti sono forse meno complessi e non per questo meno rilevanti. Roma segnala che, data l’approvazione nel 2022, il piano di riequilibrio doveva fondarsi sul 2021 e sul bilancio di previsione 2021-2023. Vengono così richiesti alcuni dati contenuti nei documenti contabili: l’utilizzo dell’anticipazione di tesoreria (una sorta di scopertura che viene concessa agli enti pubblici), i dati delle riscossioni di tutte le entrate nel 2021 e in particolare i dati sul recupero dell’evasione tributaria nello stesso esercizio. E ancora: il valore dei debiti fuori bilancio, i dati sui residui attivi e passivi, lo stato sugli accertamenti e le riscossioni delle entrate tributarie, informazioni su spesa del personale, spese politiche e partecipate

Centrale, infine, è il fondo per i rischi derivanti dal contenzioso: rispetto agli 85 milioni certificati dall’Avvocatura comunale, l’Amat reclama ulteriori 111 milioni di euro.

I dubbi sulle misure di risanamento

Ma i dubbi non finiscono qui. Sono ben 13 le questioni sollevate con richieste di chiarimenti e integrazioni attorno alle misure di risanamento indicate nel piano di riequilibrio varato da Sala delle Lapidi lo scorso gennaio.

Fra tutti di considerevole interesse anche per l’importanza che ha avuto nel dibattito d’aula c’è la dismissione di Gesap. Chiede al punto “c” il Ministero: “Si trasmettano i provvedimenti adottati per la dismissione della partecipazione azionaria del 31,5487% del capitale sociale detenuta nella Gesap spa, per un valore di €22.123.321,00”. La dismissione della partecipata che durante il piano veniva data per possibile ed evitabile, nella lettera viene data per certa.

La nota chiede le delibere di tutti gli atti che prevedano entrate: il piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari e una relazione circa lo stato delle procedure di alienazione, la delibera di approvazione dell’addizionale Irpef da parte del Consiglio, gli atti d’istituzione e di approvazione delle aliquote dell’addizionale comunale sui diritti di imbarco portuale, la delibera per le tariffe di accesso al complesso monumentale dello Spasimo, la relazione maggiore entrata di €80.080,00 prevista dai canoni di locazione per il periodo giugno-dicembre 2021.

E ancora: le carte sugli oneri che deriveranno dalle certificazioni urbanistiche e i passi carrabili, quelle relative al risparmio delle spese delle Circoscrizione, le misure di incremento della riscossione della Tari e dell’evasione di Imu e Tasi. Gli uffici ministeriali vogliono sapere cosa si intende fare per la gara sulle esposizioni pubblicitarie bloccata dal Tar. Ultima questione è, infine, quella del personale per cui si ricorda che le assunzioni possono essere realizzate solo con la necessaria autorizzazione della Commissione per la stabilità finanziaria degli enti locali.

I dubbi, ancora, sono legati al fatto che il piano è “garantito per la gran parte dai previsti incrementi delle entrate derivanti dal contributo straordinario” di 180 milioni di euro. Il ministero “evidenzia che il piano in esame si fonda su trasferimenti erariali subordinati alla stipula, ad oggi non occorsa, del citato Patto con lo Stato”. L’ultimo passaggio, così, suona sibillino: senza piano di riequilibro non c’è patto e non c’è contributo. Tutto, insomma, rischia di saltare. La corsa contro il tempo per produrre i documenti necessari è già iniziata.



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