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Marracash: «Che beffa, la Meloni è donna e tradisce i valori del femminismo»

Scritto da il 14/09/2022


Sessantasettemila persone – tanti sono i biglietti venduti nei suoi sei concerti sold out al Forum di Assago – bastano e avanzano per riempire uno stadio. Ma ai giornalisti che, in un breve incontro al termine della prima delle sei serate, gli chiedono se abbia già in programma una tappa a San Siro per l’estate prossima, nonostante l’euforia del momento Marracash risponde cauto: «Vedremo. Quello per me è un passo che puoi permetterti di fare quando puoi riempire non uno stadio, ma più stadi». Intanto si gode la soddisfazione e il plauso unanime per l’allestimento del Persone Tour, che cerca di tenere insieme l’aspetto spettacolare con quello più intimo e personale delle canzoni degli ultimi due album, Persona e Noi, loro, gli altri, su cui è incentrato. «A volte finisci per vedere degli show che sono troppo show, in cui manca l’artista. Io ho cercato di coniugare la musica agli effetti speciali. Ho fatto una preparazione con un’abnegazione che non avevo mai avuto: mi sono allenato, ho smesso di fumare sigarette… È stato uno sbattimento enorme, ma mega soddisfacente».

È molto soddisfatto anche del livello di comprensione che il pubblico italiano ha dimostrato rispetto alle sue canzoni, ben più profonde e complesse di quelle che di solito approdano in classifica. «È arrivata tantissimo la componente emotiva, il lato introspettivo del fallimento, il racconto della crisi personale. Forse perché è un tema universale. L’aspetto più ribelle e anti-sistema invece ha fatto più fatica ad arrivare, mentre è arrivato molto il concetto di divisione, anche perché ormai è sotto gli occhi di tutti. Il mio album ha anticipato gli eventi, oggi il grande tema è “Non ho in dubbio il se, ma si tratta di quando / tu non vuoi problemi però ce ne saranno”» dice, citando una celebre barra da Loro.

A chi però cerca di attribuirgli un’etichetta politica in senso tradizionale ribadisce che, come sempre, anche in questa tornata elettorale non andrà a votare. «La campagna elettorale è stata una delle più grandi vergogne dell’ultimo periodo. Capisco quelli che si asterranno, hanno ragione. Anche in quello sono stato un pioniere», scherza. Non è felice degli esiti che si prospettano dai sondaggi, ma quando gli chiedono se si sente rassicurato dall’energia con cui il suo pubblico canta in coro una barra come “Il sonno della ragione vota Lega” (da Quelli che non pensano), risponde senza esitazioni: «No, non mi ha comunque fatto ben sperare, anche perché non so neanche più che cosa vuol dire ben sperare: stiamo un po’ cadendo dalla padella alla brace. Non vedo tanta luce, né da una parte né dall’altra».

Interrogato su una sua barra che rischia di essere profetica, quella di Giorni stupidi, quando parla della “prima donna presidente” (e in effetti Giorgia Meloni è in testa ai sondaggi), chiarisce che «mi riferivo alla Ferragni, perché per me la prima donna presidente sarà un’influencer. E comunque siamo lì, non vedo più tanta distinzione tra politici e influencer». Ma anche in questo caso, nonostante le sue posizioni in merito alle idee di Meloni traspaiano più che chiaramente dalle sue barre e dalle sue interviste, ribadisce di non credere nell’efficacia di parlarne troppo o di bersagliarla apertamente. «A sparare su una singola persona si ottiene esattamente l’effetto contrario, vedi il caso dei molti artisti che hanno fatto campagna attivamente contro la Lega e proprio per questo hanno reso famoso Salvini. Non credo nella diffamazione per buttare giù qualcosa che non mi piace, perché non funziona mai. Detto questo, è un po’ strano che la Meloni, che è una donna, si faccia portavoce di idee così conservatrici, in totale controtendenza con tutto ciò che il movimento femminista ha ottenuto in questi anni. È una bella beffa del destino».





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