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Mafia, i verbali che incastrano Gabriele Santapaola

Scritto da il 07/08/2022


Vincenzo Castelli ha vuotato il sacco.

CATANIA – “Dal maggio 2015 faccio parte della famiglia mafiosa di Biancavilla e vi sono entrato dopo aver parlato con Giuseppe Amoroso detto Pippo L’avvocato”. Cominciano così i verbali, pubblicati in esclusiva su S, di Vincenzo Castelli. L’esponente della famiglia mafiosa di Biancavilla è stato interrogato in qualità di indagato. Le sue dichiarazioni sono state depositate nelle udienze del Riesame dell’inchiesta Agorà che ha decapitato le squadre del clan Santapaola-Ercolano.

Castelli avrebbe profondi rapporti con un esponente di sangue della famiglia di Cosa nostra. “Verso la fine del 2017 conobbi Gabriele Santapaola attraverso un mio conoscente, omissis che lavorava in un ristorante a Catania nella zona del Castello Ursino. Gabriele si presentò quale fratello di Ciccio Santapaola (Colluccio) e quale appartenente alla famiglia Santapaola. Con Gabriele abbiamo parlato di droga e mi consegnò 50 grammi di cocaina da spacciare ad Adrano. Dopo qualche tempo incontrai nuovamente Gabriele il quale mi chiese come mai non gli avessi chiesto ulteriore stupefacente e gli spiegai che ad Adrano gli Scalisi avevano l’esclusiva per lo spaccio”.

La questione sarebbe stata portata al tavolo di uno dei capi catanese. “Alché Gabriele risentito – spiega Castelli – per questa situazione mi porta in un’autodemolizione a Zia Lisa e mi presentò Salvatore Rinaldi che avrebbe dovuto risolvere questa situazione. Rinaldi in un primo momento non vi viene presentato formalmente. Dopo circa 10 giorni ci fu un incontro ad Adrano…”



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