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Lorde sulla crisi dei concerti: «Una lotta forsennata per non andare in rosso»

Scritto da il 11/11/2022


«Andare in pari o far fronte ai debiti». Così Lorde descrive la situazione dell’industria live nel 2022. Non per gli artisti di massimo livello, s’intende, non per quelli che fanno sold out istantaneamente con biglietti a prezzi incredibili. Ma per i musicisti di media caratura o per quelli che sono sì piccoli, ma cercano di vivere di musica.

Qualche settimana fa abbiamo scritto dell’allarme lanciato da Garbage, Little Simz, Animal Collective e molti altri, con artisti che rinunciano ai tour pur di non andare in rosso e, in prospettiva, il pericolo è che restino solo i big e quelli che possono permettersi di non preoccuparsi degli introiti.

Ora anche Lorde partecipa alla conversazione con uno scritto contenuto nella newsletter che invia abitualmente ai fan.

«Non so se state seguendo la conversazione in corso nell’industria dei concerti», scrive Lorde, «ma datemi cinque minuti per spiegarvi un po’ di cose interessanti e utili da sapere se siete fra quelli che vanno ai concerti. In buona sostanza, i problemi hanno raggiunto un livello inedito per artisti, promoter e lavoratori. E questo per tutta una serie di motivi. Anzitutto, il fatto che tre anni di concerti sono stati compressi in uno (per via del Covid, ndr). Aggiungete una crisi economica globale e la comprensibile cautela, per i rischi per la salute, da parte di chi va ai concerti».

Dal punto di vista logistico, continua Lorde, «si registra un’enorme mancanza di lavoratori (qui c’è un articolo su quello che sta accadendo in Nuova Zelanda), trasportatori, tour bus e locali con prenotazioni che vanno oltre le loro capacità, prezzi dei voli e degli alberghi che si sono impennati, costi generali dovuti al Covid e prezzi-dei-trasporti-impazziti. Il costo del trasporto di un palco in giro per il mondo si è triplicato rispetto al periodo pre pandemia».

«Di economia non so granché», scrive Lorde, «ma ne so a sufficienza per capire che non c’è industria che possa ricavare un margine tale da affrontare tutto ciò. Per far fronte anche solo a una parte di questi costi, il prezzo dei biglietti dovrebbe alzarsi, ma chi se la sente di chiedere altri cazzo di soldi a un pubblico terrorizzato, estremamente compassionevole e flessibile? Quasi tutti i tour sono stati martoriati da cancellazioni e rinvii, promesse e delusioni, col pubblico che ha dimostrato d’essere comprensivo e fiducioso, e quindi tra questo e la diffidenza post Covid allontanare la gente aumentando il prezzo dei biglietti non è una strada percorribile. Vogliamo solo suonare per voi».

«Che i profitti scendano va bene per artisti come me. Sono fortunata», dice Lorde, che cita a tale proposito i 20 mila biglietti venduti su Londra, ma anche il panico da cui s’è fatta prendere quando s’è accorta che stava vendendo pochi biglietti per uno show. «Ma per qualunque altro artista che venda meno biglietti di me, andare in tour è diventata una lotta forsennata per andare in pari o far fronte ai debiti. Per alcuni, poi, andare in tour non è proprio possibile, nemmeno nel caso riescano a fare tutti sold out! È un’economia che non ha senso. Tutto ciò comprensibilmente ha conseguenze negative sui lavoratori, sui promoter, sugli artisti. Avrete notato che nell’ultimo anno un sacco d’artisti hanno cancellato concerti citando preoccupazioni per la salute mentale e sono convinta che abbia a che fare con lo stress derivante dalla situazione che ho descritto – siamo i fiori più delicati del mondo e abbiamo passato gli ultimi due anni chiusi in casa, e forse creare un luogo dove contenere il dolore e il lutto e la gioia della gente, sera dopo sera, con un margine di profitto risicato e decine di persone da pagare può diventare troppo».





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