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Live report e scaletta. MARCO MENGONI la sua prima volta negli stadi

Scritto da il 19/06/2022


21:11 parte questa sera, 19 giugno, da Milano il tour di Marco Mengoni negli stadi. Una prima volta assoluta per Marco sul palco di San Siro.

Sono passati due anni, sei mesi e un giorno dall’ultima data di Atlantico tour. Non vedevo l’ora.
Questi due anni mi sono serviti per mettere a fuoco le idee.
Ho scelto di divere in blocchi e settori lo show. 
In ogni blocco mi metto in gioco sempre in modo diverso. 

Mettere sul palco tredici anni di carriera non è facile.
È un concerto suonatissimo con una band incredibile! 

I concerti poi sono da vedere. Raccontarli è sempre un po’ difficile. 

Un’ esplosione di energia e condivisione per l’artista che ritrova il suo pubblico in una dimensione per lui fino ad ora inedita. #MarcoNegliStadi è partito questa settimana con una anteprima al Parco di Villa Manin di Codroipo (UD), per poi debuttare ufficialmente questa sera a Milano in uno Stadio San Siro sold out, prima di arrivare a Roma allo Stadio Olimpico il prossimo 22 giugno.

Ho scelto di ripartire dal pubblico e condividere con chi sarà negli stadi quanto più possibile di questo show.
Torno ai live dopo due anni e mezzo e – in questo periodo complicato – mi è mancato tantissimo lo scambio di energia dei concerti. Qui siamo insieme a ripercorrere questo viaggio lungo 13 anni, un viaggio che ho fatto con chi ha scelto di ascoltarmi dall’inizio, con chi mi ha scoperto poi e con chi, magari, oggi mi vede per la prima volta. Sul palco con me una band incredibile, abbiamo lavorato su tutti i pezzi per costruire una scaletta che ci permettesse di raccontare diversi aspetti della mia carriera, mischiando canzoni degli esordi con le cose più recenti, perché al centro di tutto, anche di queste due date uniche, c’è sempre la musica.”

IL PALCO

Il palco di #MARCONEGLISTADI prende vita anche questa volta dai disegni di Marco stesso e muove dalle atmosfere e dalle suggestioni creative del suo ultimo disco Materia (Terra), l’idea è amalgamare elementi tipici dello staging delle iconiche trasmissioni musicali televisive e radiofoniche degli anni 70 con le dimensioni degli stadi.

Quando ho cominciato a fare i primi schizzi del mio palco ho pensato che avrei voluto riprodurre l’atmosfera calda e avvolgente degli show musicali degli anni 70. Le atmosfere black mi accompagnano da sempre e anche le reference visive di questo tipo per me sono importanti. Volevo che la mia band fosse sempre ben presente in scena, perché suona in maniera incredibile e la musica deve stare al centro di questo show. La sfida era portare in uno stadio le sonorità del mio ultimo disco nel loro ambiente naturale: i club di quegli anni, far sentire quella energia e quella fusione tra musica ed emotività, far uscire il soul e amplificare quella sensazione per tutti gli spettatori che ci sono in uno spazio così grande. Volevo raccontare la connessione con il mio pubblico, come lo show sia un momento collettivo in cui convergono le storie personali di tutti. Per questo era importante stare quanto più possibile al centro del pubblico, vedere negli occhi quante più persone possibile e quindi, con i Black Skull, abbiamo pensato al palco centrale come ad una cavea in cui possa stare al centro della mia band e al palco centrale con il cubo che si alza e mi porta ancora più e in mezzo allo stadio.”

Nasce così il cuore del palco centrale, una cavea con i suoi gradoni a semicerchio di varie altezze, su cui sono posizionati i musicisti, per renderli sempre protagonisti in tutti i momenti dello show; un abbraccio musicale con Marco al centro e sempre connesso alla sua band. Il lavoro sviluppato con i Black Skull aggiunge altri elementi caratterizzanti delle atmosfere seventies come il pavimento e la scala centrale bianca, che nasconde un elevatore, o l’arco di proscenio (22 x 16 mt) che incornicia la scena principale e delimita la profonda cupola sopra il palco tratteggiata dai numerosi punti luminosi. Appeso al centro della scena un imponente Halo Circular Truss: un cerchio di 9 metri di diametro (1 tonnellata di peso) che segue il movimento dello show grazie ai 4 motori a velocità variabile, allestito con 30 fari di ultimissima generazione per creare una fotografia unica per lo show.

Una passerella, lunga 24 metri, conduce al palco circolare che troneggia nel parterre e che cela un cubo in grado di avvolgere, scoprire ed elevare Marco fino a 5,5 metri d’altezza al centro del prato, “nel cuore dello stadio”, con la possibilità di proiettare sui 4 lati visibili al pubblico immagini ad altissima definizione, grazie ai 4 proiettori laser da 35k ansi lumen.

A completare lo staging tre schermi ad altissima definizione, per un totale di 250 mq di LED utilizzati come “vasi comunicanti” per tutta la larghezza del main stage per dare dinamicità e continuità anche alla parte video, in grado di esaltare i visual scelti e, soprattutto, le riprese live che mixano e sovrappongono immagini di Marco della band e pubblico, studiate per raccontare con forza la fusione tra palco e spettatori durante questo show. Le riprese sono affidate alla regia multicamera di Cristian Biondani, che ha curato grandi eventi come il più recente Eurovision, oltre ad aver lavorato in show live di artisti internazionali come Ben Harper, The Cure, Lady Gaga e Linkin Park. #MarcoNegliStadi è, inoltre, il primo tour live in Italia ad utilizzare CuePilot, il software di gestione integrata utilizzato per i grandi eventi in grado di creare un flusso di lavoro digitale che includa e integri tutti i reparti creativi dello show.

Le luci, come già nel precedente live, sono curate da Jordan Babev (già in tour, tra gli altri, con Phoenix ed Editors) e studiate per riprodurre un impianto di tipo teatrale che dia profondità e calore all’impianto scenico; comprendono circa 350 sorgenti luminose di ultima generazione, in particolare i fari led che disegnano il ring centrale e che percorrono tutto l’arco del proscenio.

LA BAND

Sul palco con Marco Mengoni, che ha curato anche gli arrangiamenti di tutti i brani, un gruppo di straordinari musicisti con la direzione di Giovanni Pallotti (anche basso, synth e programmazione): Peter Cornacchia (chitarre), Massimo Colagiovanni (chitarre), Davide Sollazzi (batteria, batterie elettroniche), Benjamin Ventura (pianoforte, piani elettrici, synth), Leo Di Angilla (percussioni, ritmiche elettroniche), Adam Rust (organo, synth), Moris Pradella (backing vocalist, direzione cori, chitarra acustica), Yvonne Park (backing vocalist), Elisabetta Ferrari (backing vocalist), Nicole di Gioacchino (backing vocalist), a cui si aggiungono durante alcuni brani Francesco Minutello (tromba), Alessio Cristin (trombone), Elias Faccio (sassofono).

Sono orgoglioso di questa band, suona in maniera incredibile, siamo arrivati in studio con delle pre-produzioni fatte con Giovanni Pallotti su cui poi abbiamo lavorato insieme. Con me sul palco ci sono musicisti con cui lavoro dall’inizio della mia carriera, altri che sono con me comunque da diversi anni e alcuni nuovi elementi che però, in qualche modo, erano già legati ad altri membri della band; siamo praticamente tutti coetanei e lavoriamo in totale sintonia. Ecco, sono tutti musicisti che vorrei in studio con me a lavorare anche ad un prossimo disco perché abbiamo la stessa visione e suoniamo insieme in massima libertà.”

LA SCALETTA

Una scaletta che include 27 canzoni e comprende tutti i brani più noti di Mengoni, alcuni non eseguiti live da tanto tempo, su cui è stato fatto un lavoro di arrangiamento puntuale, cercando minimi comuni denominatori tra i brani, portando quelli più distanti nel tempo nei mondi sonori più recenti di Marco – come ad esempio su Un giorno qualunque, Io ti aspetto (che si avvicina al mondo di Ma stasera) o Proteggiti da me.

La set list non rispetta un ordine cronologico, i brani scorrono per affinità musicale, sono molto più suonati e liberi, con un attento lavoro di arrangiamento, a partire da una ritmica importante, per renderli perfetti per un concerto in uno stadio.

Cambia un uomo – (Materia (Terra)_2021)
Esseri Umani – (Parole in circolo_2015)
No Stress

Voglio – (Atlantico_2018)
Muhammad Alì – (Atlantico_2018)
Psycho Killer – (Dove si vola_2009)
Credimi Ancora (Re matto_2010)
Mi Fiderò (feat. Madame) – (Materia (Terra)_2021)
Solo Due Satelliti – (Le cose che non ho_2015)

Luce – (Materia (Terra)_2021)
Proteggiti da me – (Marco Mengoni Live_2016)
Parole In Circolo – (Le cose che non ho_2015)
L’Essenziale – (Pronto a correre_2013)
Non Passerai – (Pronto a correre_2013)
Onde – (Marco Mengoni Live_2016)

LO SHOW

Ho scelto di ripartire dal ripartire dal pubblico

Si spengono le luci e l’attenzione del pubblico viene catturata dalle immagini in bianco e nero sugli schermi laterali, si alternano ricordi, momenti che tutti i fan riconoscono, dettagli di backstage, live, momenti più intimi di Marco, come a voler unire il pubblico in un flash back collettivo ed emotivo. La voce di Marco pronuncia alcune parole chiave come: salva tutto, ricordi, memorie, non scappare, salva. Un invito a raccogliere e convogliare le energie del singolo viaggio personale di ogni spettatore in quel momento di condivisione totale con Marco e gli altri presenti, tanto che le immagini ci mostrano live gli ultimi istanti della preparazione di Mengoni e lo seguono nel suo ingresso nello stadio: intonando Cambia un uomo, il brano manifesto dell’ultimo album, che parla della necessità di affrontare le paure, di accettazione e condivisone tra esseri umani, Marco appare tra il suo pubblico (un ingresso che recupera il mood dei grandi raduni musicali degli anni 70) e attraversa il parterre per salire sul palco circolare al termine della passerella, raggiunto dai coristi e Peter Cornacchia alla chitarra. Sugli schermi le immagini di Marco si fondono con quelle del pubblico tutto in bianco e nero; arriva poi Esseri umani, uno dei brani più amati dal pubblico e che per questa occasione acquisisce sfumature dal richiamo pop internazionale e maggiore libertà nell’esecuzione. Sugli schermi immagini degli spettatori che diventano gli “esseri umani” protagonisti della canzone fuse con immagini di Marco, che lascia spazio al pubblico invitandolo a cantare insieme. Gli schermi si accendono di blu, allineandosi all’outfit di Marco, in completo oversize Marni, che invita San Siro a fare “un passo di dance”. Il palco si accende, è il momento di No stress, l’ultimo singolo in vetta alle classifiche radiofoniche fin dall’uscita lo scorso 6 maggio, un inno energico e vitale, un invito a muoversi in totale libertà, come fa lo stesso Mengoni che viene raggiunto anche da sei ballerini (coreografati da Macia Del Prete) che si moltiplicano sugli schermi per un momento di liberazione collettiva.

Abbiamo costruito un vero show

Marco scompare sul retro del palco e sugli schermi appaiono due Mengoni, uno in bianco e uno in nero, che sembrano – tra leggerezza e ironia – sfidarsi in una serie di passi di danza, per poi moltiplicarsi anche sul led centrale, come a rappresentare le diverse anime che il cantautore ha mostrato in questi anni. Cambia l’atmosfera, diventa dominante il rosso, le luci dell’Halo circolare, ora perpendicolare alla base del palco, si fanno pulsanti, seguendo il ritmo sempre più veloce che sfocia nell’attacco di Voglio. È show puro quello che vede Mengoni innalzato su un elevatore (4 metri) al centro del palco principale incorniciato dal Ring come in un cerchio infuocato, gli stacchi del pezzo vengono sottolineati anche dalle 8 fiamme alte 10 metri che puntellano il fronte palco. A sottolineare il cambio set anche l’outfit: una canotta di rete metallica e un pantalone nero, disegnati appositamente per lo show da Versace. Segue Mohammed Alì, accompagnato da immagini di cronometri e countdown, a sottolineare come “Qui si vince o si perde in un attimo”, una riflessione su come anche le cadute siano funzionali a capire come resistere e affrontare la vita, su come spesso il nostro peggior nemico “ci sorrida allo specchio”. Si torna poi agli esordi di Marco, nel 2009, con una delle cover che lo hanno reso noto al grande pubblico; in scaletta arriva, infatti, Psycho Killer, la canzone più punk dello show che racconta i condizionamenti e i fili invisibili che spesso ci manovrano. Qui gli anni 70 entrano anche negli schermi che si popolano di inquietanti immagini ispirate agli horror di quegli anni. Si rimane ad inizio carriera, nel 2010 con Credimi Ancora, qui in una potente versione rock tra chitarre distorte, fiamme e luci pulsanti. Dal punk rock si scivola verso il funky con l’arrangiamento live di Mi Fiderò, che si apre con l’immagine di un intenso abbraccio, è la voglia e necessità di unirsi quando ci si affida ad un’altra persona. I visual raccontano poi l’incontro di colori che inevitabilmente mischiandosi diventano altro, con tutta la loro forza esplosiva. Questo segmento di show si chiude con Solo due Satelliti, una canzone con una sua personale atmosfera, creata da un uso sapiente e particolare dei cori, al termine Marco lascia il palco.

La sfida era portare un club sul palco, l’atmosfera di questi locali anni 70 in uno spazio così grande. Ci siamo riusciti.”

Un’improvvisa interferenza seguita da una sigla originale composta per l’occasione proietta il pubblico negli anni 70, con Jean e Jane, due presentatori che introducono la band in pieno stile seventies.

È in questo momento San Siro si trasforma in un club con al centro le atmosfere di un locale di New Orleans che si propagano dal palco principale, anche grazie all’aggiunta dei fiati alla band. È un Mengoni in total white firmato Valentino che appare dopo il medley affidato alle voci incredibili dei coristi: DanceTo The Music (1967 Sly and the Family Stone), Respect (1967 Aretha Franklin), Move On Up (1970 Curtis Mayfield), Something Got a Hold on Me (1962 Etta James) e Something Special (1986 Patti Labelle) e che intona Luce, brano estratto da Materia (Terra), che sprigiona la sua intensità emotiva e musicale e allarga il suo potenziale con tutto il palco acceso, alternata ad una dimensione più intima ed essenziale con una sola luce ad illuminare Mengoni.

L’atmosfera si fa sempre più anni ’70, il fumo aleggia sul palco, avvolge Marco che inizia a cantare Proteggiti da me, ancora più black nell’arrangiamento di quella presentata nel precedente tour o dell’originale del 2016. È il momento di Parole in circolo, in una versione musicalmente molto libera, che porta il pubblico ancora più nelle atmosfere di questo segmento; segue poi la canzone con cui Marco ha vinto Sanremo nel 2013: L’Essenziale, brano che, come ad ogni tour, cambia volto nell’arrangiamento seguendo coerentemente il percorso artistico e musicale di Marco e diventando qui a tutti gli effetti una ballad black. Non passerai apre al gospel con l’uso di organo e si trasforma quasi in una preghiera grazie al sapiente dosaggio delle voci. La chiusura del blocco è affidata alla tribale Onde, in una versione molto ritmica che, sull’uscita di Marco, si fonde con Ain’t nobody di Felix Jaehn in un tripudio di colori. È in questa parte di concerto che emerge al suo massimo la potenzialità di questa band e il minuzioso lavoro di arrangiamento fatto per portare in uno stadio atmosfere e sonorità poco usuali per questi spazi.

Volevo vedere tutti negli occhi e sentirmi ancora più parte di questa energia

È un “monologo collettivo” ad aprire questa parte dello show. Sul cubo che si eleva dal palco al entro del parterre vengono proiettate immagini della natura che si fondono con inquadrature del corpo spogliato di Marco.

Una riflessione a più voci, che ne potenzia il significato, sulla necessità di lavorare su se stessi guardando cosa ci accade attorno, partendo dall’importanza dell’uso delle parole “Se solo bastasse eliminare le parole per dimenticare il loro significato…”. Un momento per tornare ancora a riflettere sul rapporto con l’altro e sulla necessità di mettersi sempre nei panni altrui e non giudicare “l’esperienza dovrebbe impedirci di infliggere a qualcuno la sofferenza che abbiamo subito.” Per chiudere con una dichiarazione potente come “Mi sa che la vita è solo tempo per provare a capirci qualcosa, io non so se sono a buon punto, ma per la prima volta non mi fa paura.”

Il primo brano di questa nuova parte di show è Sai che, che Marco – in canotta e pantalone di pelle Versace – inizia a cantare proprio all’interno del cubo che lentamente si abbassa riportando Marco a contatto diretto con il suo pubblico con cui intona una delle sue canzoni più amate, Hola. Durante il primo ritornello di Ti ho voluto bene veramente il cubo si alza nuovamente, e i lati – grazie ad una proiezione ad altissima definizione – si trasformano in cascate; Marco, questa volta è sopra al cubo, che si eleva oltre 5 metri dal piano del palco, portandolo quindi ancor più “al centro del suo pubblico”. Arriva Duemila volte, brano energico presentato con un arrangiamento rock e con una lunga reprise affidata agli assoli delle chitarre, a seguire Come neve, su cui entra un effetto 3D che simula la presenza di mani all’interno del cubo che, su uno sparo di coriandoli, lascia posto alla pioggia mentre il brano si fonde in un sorprendente mash up con Venere e Marte. In Un Giorno Qualunque è molto libera nell’arrangiamento e mette in primo piano l’uso del piano elettrico e delle chitarre. A chiudere il momento arriva Guerriero, sui lati del cubo appare il volto di Marco che canta in un ideale duetto allo specchio con se stesso. Il cubo si abbassa nuovamente e Mengoni lascia la scena.

Buona vita

Il palco si spegne, ma il concerto non è terminato, tornano tutti sul palco per il gran finale con Ma Stasera, con una carica ancora più funk della versione originale, Pronto a Correre, con una maggiore spinta rock, e Io Ti Aspetto, che abbandona un po’ della sua veste dance per diventare più funk. Sono 3 hit che fanno ballare il pubblico con Marco – ancora in un cambio Versace – che si muove lungo la passerella per abbracciare e ringraziare il pubblico culminando in una pioggia di coriandoli e stelle filanti.

Mentre il pubblico è pronto a lasciare l’arena il palco si riaccende a sorpresa per Buona vita, dal chiaro sapore latino con una forte componente percussiva con anche timbales, congas e bonghi, che si fonde con un basso synth che ricorda un po’ le sonorità “à la Stromae”. È il finale ideale di questo percorso, un augurio e un ringraziamento sincero per tutti i presenti che Marco fa presentandosi spogliato dei costumi di scena in pantaloncini e canotta (ancora Versace).

Lo styling di Marco Mengoni – come della band e dei ballerini – è stato curato da Lorenzo Posocco e prevede cambi custom-made realizzati con grandi brand italiani come Versace, Valentino e Marni, che già hanno accompagnato Marco lungo il percorso di questo ultimo progetto discografico. L’idea era di portare sul palco un’immagine forte ed estremamente libera, naturale che esalti la personalità e le caratteristiche di Marco, mantenendo comunque sempre al centro lo show e la musica.

Dall’over size colorato di Marni dell’apertura, al cambio più rock affidato a Versace con maglia metallica e boots molto anni 70 in linea con le atmosfere forti del secondo blocco, per poi passare all’eleganza di Valentino in total white del momento “club” fino alla semplicità e libertà della canotta bianca e pantalone in pelle per il momento più dedicato alle ballad, il tripudio delle stampe sulla festa dei bis e la naturalezza, quasi famigliarità,  con cui si presenta al termine del concerto per salutare e augurare “buona vita” al pubblico, questi ultimi tre ancora Versace.

MARCO NEGLI STADI: IL PRIMO WATER EQUAL TOUR AL MONDO

#MarcoNegliStadi è il primo water equal tour al mondo, realizzato con WAMI (startup che si pone come obiettivo quello di trasformare anche un semplice gesto come bere, in un moto d’impatto positivo per il mondo) e supportato da Green Nation (il reparto internazionale di Live Nation dedicato alla realizzazione di azioni sostenibili per ridurre l’impatto sull’ambiente).

Un grande progetto che ancora una volta sottolinea l’attenzione di Mengoni per le tematiche di sostenibilità ambientale e rispetto per le risorse del nostro Pianeta e che bilancerà l’impronta idrica di tutti coloro che parteciperanno alle tappe del tour di Marco Mengoni, e ha visto la realizzazione di un acquedotto in Tanzania per rendere questa preziosissima risorsa più accessibile. Ogni spettatore dei concerti, infatti, garantirà 250 litri d’acqua potabile – il consumo giornaliero pro-capite in Italia – ad una famiglia nel villaggio di Kiteto, per un totale di oltre 30 milioni di litri d’acqua.

La collaborazione proseguirà anche al di là del tour, sarà infatti disponibile sempre all’interno dell’App “Marco Mengoni” uno speciale kit dedicato alle scuole realizzato con WAMI, che possa spiegare e sensibilizzare le nuove generazioni sul tema dell’impronta idrica e sulla necessità di non sprecare le risorse del Pianeta.

#UNA BUONA RAGIONE: PER ACCENDERE I RIFLETTORI SULL’IMPORTANZA DELLA SALUTE E DEL BENESSERE MENTALE

Bosch insieme a Progetto Itaca Onlus, l’organizzazione nazionale di volontari impegnata nel campo della Salute Mentale, lancia la campagna di sensibilizzazione #UnaBuonaRagione con l’obiettivo di accendere i riflettori sull’importanza della salute e del benessere mentale, invitando il pubblico a trovare la propria motivazione per iniziare a prendersene cura, focalizzandosi sulle cose che più ci fanno stare bene, come per esempio, la musica dal vivo, tornare a vivere le emozioni e l’entusiasmo degli eventi collettivi.

In occasione di #MarcoNegliStadi, la multinazionale tedesca darà il via a una serie di attività che prenderanno vita durante le date dei concerti grazie a uno striscione di 8 metri che andrà a comporsi e ad arricchirsi di data in data, con i messaggi che il pubblico vorrà lasciare: pensieri, frasi, disegni che esprimono #UnaBuonaRagione per uscire dalle proprie paure e tornare a vivere la socialità. Lo striscione, che porta impressa la “buona ragione” di Marco Mengoni “Tornare a emozionarci insieme”, e che verrà steso all’interno degli stadi durante i concerti, servirà per diffondere un messaggio corale, un mantra positivo di condivisione e socialità. All’ingresso degli Stadi è presente uno stand dove, chi vuole, può lasciare il suo messaggio.

MOBILITÀ SOSTENIBILE E MUSICA

RideMovi è mobility partner ufficiale di Live Nation Italia: mobilità sostenibile a ritmo pop&rock.

Mobilità sostenibile e musica uniti per un progetto comune: offrire agli artisti e ai fan un’esperienza musicale che protegga il nostro pianeta. L’obiettivo congiunto è quello di ridurre l’impatto degli eventi live e degli spostamenti sull’ambiente e di creare consapevolezza e sensibilizzare il pubblico sul tema della sostenibilità.

Gli spettatori potranno recarsi comodamente alle venue dei concerti utilizzando il servizio in sharing RideMovi, il cui team posizionerà flotte di biciclette elettriche e tradizionali sia nelle aree adiacenti ai concerti che in location strategiche (stazioni ferroviarie, parcheggi e aree di sosta). Gli spettatori dei concerti Live Nation potranno visualizzare dall’app RideMovi le eBike e biciclette presenti nelle vicinanze, prenotarle con un clic, recarsi in modo veloce semplice e sostenibile vicino ai luoghi dei concerti. Attraverso i codici promozionali MARCOSTADIMI (concerto di Milano) e MARCOSTADIRO (concerto di Roma) gli spettatori potranno ricevere una corsa gratuita da 15 minuti con la Ridemovi eBike.

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