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La ricerca ossessiva della verità: l’Ombra di Caravaggio di Placido

Scritto da il 15/11/2022


Gennuso non ha partecipato a nessuna delle due riunioni e non ha aderito al gruppo di Gianfranco
ha la competizione con Peppe Carta

Un ritratto cinematografico di grande passione e arte. È L’Ombra di Caravaggio di Michele Placido. Il racconto della vita, del tormenti del grande pittore del ‘600, da una prospettiva inedita, quella dell’Ombra-investigatrice. Il regista pugliese utilizza l’espediente dell’indagine per conoscere il percorso travagliato di Caravaggio, del genio artistico fatto di sacro e profano, di bellezza e angoscia. Michelangelo Merisi (Riccardo Scamarcio), noto come Caravaggio, è un maestro geniale e ribelle il cui stile non è affatto conforme ai dogmi del Concilio di Trento. La sua vita spericolata, nell’ossessiva ricerca della verità, è riflessa nei suoi dipinti, una prostituta diventa la Vergine Maria e un senzatetto prende le sembianze di San Pietro capovolto sulla croce. E così quando Papa Paolo V (Maurizio Donadoni) si accorge che Caravaggio utilizza come modelli per le sue tele sacre, malfattori, meretrici e vagabondi, decide di commissionare un agente segreto, L’Ombra (Louis Garrel) per indagare sul passato del pittore lombardo e le persone che lo hanno conosciuto e sostenuto. Dalla marchesa Costanza Colonna (Isabelle Huppert) che lo protegge da quando era giovanissimo e che nutre per lui un sentimento materno e passionale, il Cardinal Dal Monte (Michele Placido), mecenate e collezionista d’arte, Giovanni Baglione (Vinicio Marchioni), pittore accademico e rivale, Lena (Micaela Ramazzotti), la prostituta più famosa di Roma di cui Merisi si innamora e che presta il volto alla Vergine Maria in molti suoi dipinti, il modello e assistente Cecco (il rapper Tedua) con cui si allude avesse un rapporto ambiguo.

E ancora l’irrequieta meretrice dai capelli rossi, Anna Bianchini (Lolita Chammah), il cui cadavere ripescato nel fiume, si presume sia stato ritratto dal Merisi nel suo capolavoro La morte della Vergine, oggi al Museo del Louvre di Parigi, definita “la morte più viva che sia mai stata dipinta”. Commovente è la teatralità con cui viene allestita la scena di questa imponente tela, che Michele Placido, uomo di teatro, non avrebbe potuto rappresentare meglio. Enfatica la recitazione, a tratti un po’ sopra le righe, dei protagonisti che diventano opere d’arte viventi, da Riccardo Scamarcio nel ruolo di Caravaggio, all’Ombra-Louis Garrel, Don Filippo Neri-Moni Ovadia, fino a Costanza Colonna-Isabelle Huppert. L’Ombra di Caravaggio, una co-produzione italo-francese siglata da Goldenart Production con Rai Cinema e per la Francia Charlot, Le Pacte e Mact Production (presentata alla Festa del Cinema di Roma), è la storia di un’epoca e di un arte in una pellicola in cui Michele Placido, è riuscito a includere anche gli inetti e i miserabili quali interpreti dei personaggi biblici. Una narrazione didascalica ed esplorativa, che ritrae la vita sregolata e trasgressiva di Caravaggio e la ricerca ossessiva del vero, che trasferisce nei “ tableaux vivants”, espressione di quei Vangeli che conosce a memoria e alla cui lettura si commuove.

Di contro l’Ombra-indagatrice, è l’unico personaggio di fantasia del film, interpretata da Louis Garrel, controllato, rigido distaccato, un vero e proprio spettro per l’artista sovversivo. Un alternarsi di luce e ombra l’opera di Caravaggio come quella rappresentata da Placido, che firma la sua quattordicesima regia, scritta insieme a Sandro Petraglia e a Fidel Signorile, con la fotografia “ Caravaggesca” di Michele D’Attanasio che evoca quel contrasto fra oscurità diffusa e illuminazione che è l’espediente dominante della pittura di Michelangelo Merisi. Emblematici i luoghi di ambientazioni, come gli imponenti e sfarzosi palazzi pontifici e nobiliari di Villa Chigi a Roma, dove è stata ripresa la dimora dei Colonna, e i sotterranei di Caracalla trasformati in strade cittadine piene di rifiuti e mendicanti.

Nelle chiese Rinascimentali e Barocche di Napoli, sono state ricostruite la Cappella Contarelli e la Cappella Cerasi, ma anche Sant’Agostino. Invece a Castel Dell’Ovo, sono stati realizzati i sotterranei di Malta con la Decollazione di San Giovanni, una delle ultime opere di Caravaggio prima di rientrare a Napoli. Un lavoro accurato quello scenografico e dei costumi (di Tonino Zera e Carlo Poggioli), dagli arredi e oggetti d’epoca, dai libri ai quadri del pittore, alla polvere e sporcizia delle strade e dei vestiti, che riescono a creare una sintesi pittorica fra l’opera del Caravaggio e la trasposizione cinematografica.



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