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Il volto della Tecnica, una introduzione a Ernst Jünger

Scritto da il 15/08/2022


Michele Iozzino esplora la prima fase dell’opera dell’autore di Heidelberg.

Forzando notevolmente la mano, si potrebbe dire che le due fasi del pensiero di Ernst Jünger abbiano come snodo i due viaggi in Sicilia. La fase bellicista e quella “pacifista”. Una riduzione forse grossolana, ma utile a introdurre il pensiero di un uomo che ha vissuto tanto, troppo. E sempre ad altissima intensità. 

Morto a 103 anni di età, può essere considerato a pieno titolo il testimone più autentico del Novecento europeo. Con Ernst Jünger. Il volto della Tecnica (Altaforte, ed.), Michele Iozzino offre una introduzione assai efficace e completa circa il primo troncone della produzione del filosofo e scrittore di Heidelberg che attentò alla vita di Adolf Hitler. 

Il volto della Tecnica.

“Tornare su Jünger significa, paradossalmente, tornare al nostro avvenire, secondo una concezione, improntata alla reversibilità del tempo, che supera ogni determinismo – sia esso di natura lineare o ciclica: back to the future”, scrive Luca Siniscalco nella prefazione suggestionando piacevolmente il lettore. 

L’operaio, il ribelle e l’Anarca. La mobilitazione totale, l’elementare e la Tecnica. Qual è il punto di caduta? Iozzino ci congeda con un pensiero degno dello stesso Jünger e che ci interpella con urgenza: “Di fronte al crescere dell’automatismo e allo strapotere della tecnica – scrive – l’uomo non può rimanere indifferente. Essa pone una domanda abissale sulla libertà dell’uomo, vale a dire sulla sua essenza”. 



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