I brogli sul Referendum Istituzionale: vinse la Monarchia

Scritto da il 02/06/2021

L’esperimento di «Mixer» nel 1990 sull’importanza dell’informazione

Era da parecchio tempo che qui su Vultus si aveva l’intenzione di portare dei contenuti relativi all’informazione e all’importanza di quest’ultima, facendo notare come una manipolazione delle notizie possa scatenare complotti infondati, proteste di massa, sovversione all’ordine pubblico e chi più ne ha più ne metta. È quello che oggi accade con il fenomeno delle cosiddette “fake news”, le notizie false, le bufale. Dopo un mese di inattività abbiamo trovato il modo di parlarvene attraverso un fatto storico avvenuto nel 1990 e relativo al Referendum Istituzionale del 2-3 Giugno 1946, che decretò la nascita della Repubblica Italiana, di cui ogni anno festeggiamo l’anniversario.

La sera del 5 febbraio 1990 andò in onda su Rai 2 una puntata di «Mixer», noto rotocalco televisivo dell’epoca condotto da Giovanni Minoli che si occupava di inchieste e notizie sull’attualità politica, la cultura e lo spettacolo; nella puntata in questione il tema centrale era uno scoop relativo alla scoperta di brogli riguardanti il Referendum Istituzionale: secondo l’inchiesta condotta da Minoli e dalla troupe del programma venne “mascherata” la vittoria della Monarchia sulla Repubblica «per il bene dell’Italia».

L’accusa principale si riferiva ad uno scambio di voti di monarchici a favore della Repubblica; sostanzialmente circa 2 milioni di schede barrate a favore della Monarchia vennero “cedute” al “fronte” repubblicano, a seguito di un patto stipulato da sette magistrati della Corte d’Appello.

Ma andiamo con ordine: nel corso della puntata intervengono diversi personaggi, come Alberto Sansovino (presidente della Corte d’Appello in pensione) che racconta del suo pentimento in quanto coinvolto in prima persona nei fatti, Ugo Zatterin (giornalista), Sergio Boschiero (allora presidente dei Monarchici Italiani), Falcone Lucifero (già ministro della Real Casa) e Stefano Rodotà (giurista e senatore della Repubblica). Dunque, sette magistrati della Corte d’Appello sottrassero questi due milioni di voti alla Monarchia attribuendoli alla Repubblica nella notte fra il 3 e il 4 giugno 1946. Sospetti dimenticati nel 1990? Forse, ma Mixer ha il colpo da Premio Pulitzer (quando ancora esistevano gli scoop) perchè è riuscito a rintracciare un testimone autorevole della vicenda, un protagonista, ovvero Alberto Sansovino che all’epoca dei fatti era giudice di Corte d’Appello a Modena. Il pentito vuota il sacco, e racconta con una voce straziata dalle lacrime per la vergogna di ciò che successe in quella fatidica notte, di quella decisione sofferta sulla quale non intendeva più tornare.

Chi sente quelle parole da casa comincia a fare ipotesi su chi dei Padri Costituenti (o loro “vicini” ancora in vita nel ’90) fosse informato di tale deposizione… a partire da Giulio Andreotti (nel ’46 segretario di De Gasperi), Scalfaro, Pajetta, Nilde Iotti…

Dove sono i protagonisti della “truffaldina” alba della Repubblica? Chi sono?

Sansovino riprende il racconto: «dai primi dati, provenienti dal Sud Italia, non emergevano sviluppi rosei per la Repubblica; dunque un certo professor Salemi fece affidamento su giovani giudici dagli ideali repubblicani, tra i quali vi ero anche io, per trovare una soluzione. Fu deciso di sostituire quelle schede votate dagli elettori con delle schede già preparate. Anche i verbali autentici furono distrutti, e vennero inviati alla Corte d’Appello quelli da noi modificati. Le schede autentiche bruciate al Viminale. Dopo quei fatti, noi sette giudici che compimmo questo grandissimo imbroglio decidemmo di continuare a vederci periodicamente, perchè fra di noi era nata una bella amicizia e tanta solidarietà. Nel ’56 due di noi morirono, perciò i cinque rimasti in vita decidemmo di sottoscrivere un verbale che sancisse ciò che avevamo fatto dieci anni prima. Quel documento è stato consegnato alle mani di un notaio. Poi c’è anche questo…» ed esce dalla tasca una scatola con su scritto “Ferrania”.

Enrico Deaglio – il giornalista che in prima persona si occupò dell’inchiesta – spiega che si tratta di un filmino di 8 mm in bianco e nero, senza sonoro, rovinato e con le immagini molto annebbiate. Vi sono quattro uomini seduti attorno al tavolo di un’osteria che mangiano; ad un certo punto si vede come a turno firmino un foglio. Si avvicina poi un quinto uomo – Sansovino – che appone l’ultima firma.

Lo scoop: la Repubblica ha truccato le carte e la Monarchia ha vinto.

Ed è qui, che dopo un primo piano di Minoli bagnato dal sudore per l’emozione di “riscrivere la Storia” intervengono a ruota gli altri personaggi presentati poco sopra con i loro interventi. Falcone Lucifero, ad esempio, spiega come De Gasperi sapeva che la Repubblica stesse perdendo, e mostra la lettera recapitatagli il 4 giugno 1946. E ora cosa succederà?

Nulla. Lo scoop dura 2 ore e 42 minuti.

Si dimostra come il filmato in osteria era in realtà stato girato dalla troupe del programma e montato ad hoc, Alberto Sansovino non è mai esistito (venne interpretato da Umberto Quattrocchi, generale dell’Aeronautica in pensione) e Giovanni Minoli insieme agli sceneggiatori di Mixer hanno messo in scena una grande beffa capace di sovvertire l’opinione pubblica nel giro di tre ore. Ricevettero non poche critiche.

Minoli spiegò in seguito l’intento della puntata, dichiarando come si volesse dimostrare l’importanza dell’informazione e del modo in cui viene presentata, invitando i telespettatori a stare attenti a ciò che veniva loro proposto in TV (e non solo…), anche perchè da parte di Mixer ci sarebbero stati ulteriori esperimenti del genere nelle puntate successive. Non sappiamo se ve ne furono.

Sappiamo però che l’intervento di Minoli (che non fu il primo: già nel 1938 vi era stato un tentativo di far credere agli americani che gli alieni li stessero invadendo) fu “profetico”, e noi volentieri vi rivolgiamo l’invito all’attenzione delle fonti, all’autorità di queste ultime e al controllo della veridicità dei fatti dichiarati.

Il rischio zero, come per il Covid-19 non esiste neanche qui. Facebook, ad esempio, non è un quotidiano di informazione; è un social network dove tutti possono scrivere ciò che vogliono (nei limiti della legalità), quindi non limitiamoci a leggere le notizie sui social. È pur vero che spesso anche i giornalisti scrivono baggianate, ma è più autorevole e credibile sentirsi dire «L’ho letto sul quotidiano che ho comprato in edicola (quale? Esistono ancora?)» piuttosto che «l’ho letto su Facebook».


Live radio

Studiodue Music

Traccia corrente

Titolo

Artista

Show attuale

Rockwave

16:15 17:45

 

Show attuale

Rockwave

16:15 17:45

 

Background