«Hai tanti difetti, ma mi piacciono tutti»: il vinile supera il Cd nelle vendite

Scritto da il 23/04/2021

Primo trimestre 2021 all’insegna del disco nero; non succedeva da 30 anni

Era il 1991 quando in testa alla classifica italiana degli Lp c’era Antonello Venditti con “Benvenuti in Paradiso” a pari merito con Masini (“Malinconoia”) e i REM (“Out of Time”): l’ultima volta in cui i vinili superarono la novità del Compact Disc nelle vendite. Sono passati trent’anni e da allora solo ultimamente si vociferava il ritorno di quei vecchi e ingombranti dischi neri – destinati nei primi anni ’90 a diventare esclusivamente pezzi di antiquariato e da collezione, tanto da sospenderne la produzione in Italia nel 1993 (gli Stati Uniti non ne producevano già da sette anni) – nelle case degli appassionati di musica, che a dirla tutta non hanno mai smesso di collezionarne.

Malgrado le ipotesi formulate allora, è successo: nel primo trimestre del 2021 il vinile ha venduto più del Cd, con un incremento del 121 % rispetto allo stesso periodo del 2020 per gli LP e una – non apparentemente – drastica perdita del 6 % per il compact disc. Era un “sorpasso” atteso sempre di più dal 2010. Numeri ugualmente non paragonabili allo streaming, che rappresenta senza dubbio la principale fonte di guadagno del mercato musicale odierno: gli abbonamenti agli ormai noti servizi sono cresciuti del 37 % nello stesso arco di tempo.

Per gli “afecionados”, quelli che tanti anni or sono spendevano buona parte dei loro soldi in musica – i vinili hanno sempre avuto costi abbastanza alti – questa è una grande notizia. Quella gente si vide “strappare” la possibilità di veder girare un LP adagiato su un piatto e solcato da una piccola puntina di diamante.

Il disco suonato in quella maniera, se non trattato bene, poteva presentare graffi che tagliavano i brani – facendone saltare alcune parti -, li rallentavano o, viceversa, velocizzavano… il tutto era accompagnato dal fantomatico fruscio di fondo, sempre più insopportabile. Il suono “pulito” arrivò grazie al Compact Disc – lo dice lo stesso nome, è un disco “compatto”, molto più ergonomico -: poteva ospitare fino a 74 minuti di musica senza la presenza dei difetti di cui sopra.

Nei primi 2000 arriva anche un nuovo formato esclusivamente digitale: l’mp3. Quest’ultimo, per quanto “comodo”, non convenne molto alle case discografiche che conobbero un danno di milioni e milioni di euro a causa di un boom mai visto della diffusione pirata. Questo problema venne parzialmente risolto grazie all’avvento dei servizi di streaming legale, Spotify su tutti. Come scritto, oggi è lo streaming a farla da padrona nelle vendite.

Ma allora, in che modo è avvenuta questa riscoperta dell’analogico? Se dovessimo guardare solamente all’Italia, il Bonus Cultura – erogato da qualche anno (Governo Renzi) a tutti gli studenti che compiono 18 anni – ha dato una grossa mano: con i 500 € del bonus (spendibili nell’anno solare) ragazzi e ragazze possono acquistare anche musica nei vari formati. Le ragazze, in particolare, rappresentano il 35% degli acquirenti totali di vinili (fonte ilgiorno.it), e se è vero che in testa agli LP più venduti della storia persiste “The Dark Side Of The Moon” dei Pink Floyd – un disco intramontabile, evidentemente apprezzato anche dai giovanissimi – nelle ultime settimane chi ha venduto di più in Italia su questo fronte sono Madame, Gué Pequeno e i Måneskin; questi ultimi galvanizzati dalla vittoria all’ultimo Festival di Sanremo.

I giovani artisti contribuiscono, dunque, a rilanciare il presunto «pezzo d’antiquariato» presentando i loro lavori anche in vinile (e sempre meno in Cd) oltre allo streaming. Anche i grandi capolavori della musica – per citarne due: “Nevermind” dei Nirvana o “Thriller” di Michael Jackson (Cd più venduto di sempre) – necessitano di continue ristampe, perchè la domanda è alta e il cliente è disposto ad aspettare anche una ventina di giorni per ricevere il prodotto richiesto (parlando di e-commerce).

Ultimamente è diffusa anche la produzione dei cosiddetti 180 gr., ovvero quei vinili leggermente più pesanti che garantiscono miglior qualità di suono.

Personalmente anche il sottoscritto è soddisfatto di questo sorpasso, sebbene riguardi una nicchia dei fruitori seriali di musica: sembra essere una dichiarazione d’amore nei confronti dell’analogico, della musica che fu, che sicuramente presentava tanti difetti – i graffi e il fruscio -; ma in fondo, proprio quei difetti sono capaci di far apprezzare molto di più la musica. Niente e nessuno è perfetto (per fortuna).


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