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Fava pungola Chinnici: “Faccia sentire la sua voce”

Scritto da il 08/08/2022


Il deputato fa un bilancio amaro delle primarie ma assicura pieno sostegno alla coalizione.

CATANIA – Claudio Fava è pronto alla sfida delle regionali. L’ex presidente della commissione regionale antimafia traccia un bilancio amaro delle primarie del fronte progressista (soprattutto in termini di partecipazione) ma assicura pieno sostegno alla candidata dem Caterina Chinnici (che pure invita a non tacere sulle vicende siciliane). “Noi ci saremo con una nostra lista che sarà determinata a continuare il lavoro fatto in questi anni e che abbiamo proposto anche nel corso della campagna delle primarie: ci saremo non solo dal punto di vista elettorale ma anche dei contenuti politici”, dice Fava. In attesa di capire come si rimescoleranno le carte nella coalizione, il deputato assicura che la rottura a livello nazionale tra il Pd e Calenda non preclude l’allargamento del campo a Fabrizio Ferrandelli. “Bisogna guardare alle esperienze e alle persone, non alle etichette”, argomenta. 

Fava, partiamo dal risultato delle primarie. Conferma il sostegno alla candidata Chinnici?

Sì lo confermo e non solo per l’impegno assunto nel corso delle primarie, ma perché sta dentro il lavoro fatto in questi anni: avere costruito dentro e fuori dall’aula un fronte unito, compatto dell’opposizione e portare adesso una proposta di governo che sarà affidata alla Chinnici perché a lei è andata la maggior parte di questi pochi voti che abbiamo raccolto alle primarie.

Non è soddisfatto in termini di partecipazione. Che cosa non ha funzionato?

Mah, se le avessimo fatte prima…io avevo suggerito la data del 10 aprile e ci siamo ritrovati a farle il 23 luglio. Certamente non ha aiutato il momento. Non sono state molto sentite, molto percepite. Sono diventate soltanto un’obbedienza dovuta per gli addetti ai lavori, per i gruppi dirigenti e per gli apparati di partito. In realtà le primarie non servono a questo. Se bisogna contare solo sugli apparati di partito tanto vale contare le tessere degli iscritti e le primarie le vince chi rappresenta un numero maggiore di iscritti. Le primarie hanno un significato diverso, un coinvolgimento della società civile, degli elettori nel senso più ampio e completo: e non siamo stati capaci di produrre questa empatia e quindi siamo passati dalle 180.0000 presenze delle primarie che incoronarono Rita Borsellino molti anni fa alle 30.000. Se diventa una sfida muscolare di apparati e non un voto di opinione sui candidati il risultato è già scritto in partenza. 

Capitolo Election Day. La concomitanza di appuntamenti elettorali in Sicilia danneggia il centrosinistra? Teme che i 5 stelle si sfilino?

Non credo che favorisca il centrodestra. Credo che aiuti a trovare più rapidamente una verità politica ed elettorale fuori dagli infiniti tatticismi che si costruiscono in questi casi, chi si candida prima sperando nel paracadute dopo, chi guarda l’esito di un’alleanza per capire come aprirla, chiuderla, allargarla, restringerla. Mi pare ci sia più linearità e verità in un giorno di voto nel quale si vota per le politiche e le regionali

Anche se si faranno due campagne parallele con alleanze diverse?

Io posso parlare della mia campagna elettorale. Io farò una campagna contro queste destre e per governare il Paese e la Sicilia sulla base progetti, valori e priorità che non hanno nulla a che vedere con quelli proposti dalla destra in Italia e in Sicilia. Capisco che a causa di questa legge elettorale nazionale esistono schemi più complicati e articolati però la situazione è questa.O prevale questa idea di una destra cupa che vuole una politica di retroguardia, che tende a marciare sul mercato delle paure e trasformare i diritti in bisogno oppure trovare un’altra idea che è quella che stiamo provando a costruire qui in Sicilia. Capisco che può sembrare un ragionamento un po’semplice però, secondo me, è lo spirito con cui gli elettori andranno al voto qui e altrove.

A Roma Calenda rompe l’alleanza con il Pd. Allargare il campo diventa più difficile in Sicilia o no? 

In Sicilia il campo lo allarghi a partire dalle persone, dalle storie, dal contributo che ciascuno di loro può dare non dalle etichette. Non credo che in questi mesi in Sicilia ci sia stato un radicamento della lista di Calenda. Abbiamo avuto alcune esperienze importanti: una su tutte quella di Ferrandelli a Palermo. Quello che conta sono le cose dette e le cose fatte, come le hai dette e come le hai fatte. Spero che tutto questo serva a recuperare l’impegno di persone come Ferrandelli all’interno di questa coalizione. Mi sembra abbastanza stucchevole allargare a una sigla, a una bandierina in più sul Gran Pavese dei simboli di partito. Sarebbe più interessante allargare al contributo che possono apportare alcune risorse, alcune storie. 

Parliamo di qualcosa vi ha visti stare dalla stessa parte: l’opposizione al governo regionale. L’addio di Musumeci via social scava un solco ancora più profondo nel rapporto tra presidente e a Parlamento. Si aspettava un simile epilogo?

Conoscendo Musumeci e la rozzezza con cui ha trattato il Parlamento in questi anni palesando una sempre più frequente cultura istituzionale fascista non mi stupisce. Mi preoccupa un’altra cosa. E’ vero che in questi anni abbiamo costruito un comune sentire attraverso un’ opposizione sul terreno della politica e su quello istituzionale, io vorrei che su questo comune sentire adesso si aggiungesse anche la candidata presidente che in questi anni non abbiamo mai sentito. Era molto distante. A Bruxelles evidentemente non arrivavano le storture, gli azzardi e le provocazioni di questo governo di destra in Sicilia, ma adesso deve fare la propria parte.

E’ abbastanza defilata dal dibattito pubblico…

Mai sentita sul dibattito politico siciliano. Adesso però  si è candidata alle primarie, le ha vinte è bene che la sua opinione e le sue idee sulla Sicilia vengano fuori perché avere staccato il biglietto della candidatura con le primarie non può bastare per vincere le elezioni. 



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