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Ecco perché Capone & BungtBangt hanno detto no al Jova Beach Party: «Non sempre la legge è a favore dell’ambiente»

Scritto da il 01/09/2022


Si definiscono «guerrieri sognatori» e «ambasciatori della musica ecologica» in Italia. Dal ’99 Capone & BungtBangt creano strumenti da materiali riciclati e rifiuti solidi urbani mantenendo anche una attenzione alla qualità acustica dei loro progetti. Ma dopo aver ricevuto l’invito a partecipare al Jova Beach Party hanno deciso di declinare per questioni di «coerenza, autonomia di pensiero e rispetto per la Terra, l’Umanità e l’Arte».

Questa scelta, raccontata come piuttosto sofferta, è stata spiegata dai Capone & BungtBangt in un lungo post pubblicato su Facebook, dove hanno chiarito i motivi che li hanno portati a non prendere parte al festival di Lorenzo Jovanotti: «Dopo un’attenta valutazione abbiamo deciso di non partecipare al Jova Beach Party di Castel Volturno. Non è stato facile declinare un invito prestigioso e di grande visibilità. Avevamo deciso di non parlarne prima dei due concerti del 26 e 27 agosto perché non volevamo cavalcare l’onda delle polemiche, non ci interessa! La situazione è seria e l’argomento complesso».

«Non abbiamo niente di personale e sopratutto apprezziamo l’impegno di Jovanotti di portare le tematiche ambientaliste ad un gran numero di persone. Così come le attività che verranno messe in atto dopo i concerti sono interessanti e degne di nota. Avevamo dato la nostra disponibilità diversi mesi prima che si conoscessero le modalità di realizzazione dei concerti ma ad un certo punto è diventato impossibile per noi non porci la domanda che tantissimi ambientalisti si sono posti, cioè se portare decine di migliaia di persone sulle spiagge non crei un impatto estremamente dannoso sul luogo e, cosa poco sottolineata, anche dell’effetto sul mare che viene inevitabilmente inquinato semplicemente dalla presenza di tanta gente».

La band capeggiata da Maurizio Capone, percussionista, cantante e autore che negli anni ’80 fu prodotto da Pino Daniele, ha spiegato che «dal punto di vista legislativo i permessi c’erano e quindi la manifestazione rispettava le norme, ma la legge non sempre è a favore dell’ambiente ed in questi anni abbiamo visto come le amministrazioni si comportano nei suoi confronti o come persone come Greta Thunberg vengano ignorate dai capi di stato protetti dal loro enorme potere che si genuflette agli interessi delle lobbies finanziarie…». E ancora: «Prima di parlare di “econazisti” interessante sarebbe stato aprire un dialogo, prestare ascolto a quei ragazzi provenienti da realtà impegnate ricche di informazioni e consapevolezza, spesso volontari generosi, che hanno il diritto di essere preoccupati e arrabbiati con noi adulti per il mondo che gli stiamo lasciando».

Così, dopo le premesse generali, i fondatori della junk music hanno insistito sulle conseguenze sostanziali di certe scelte: «Di sicuro non è Jovanotti il problema dell’umanità, non è lui quello che inquina indiscriminatamente e in questo senso non può essere attaccato e additato in modo spietato perché c’è tanto altro di cui occuparsi, ed il suo intento ci è sempre sembrato positivo. Il progetto JBP è ampio e prevede, attraverso una raccolta di fondi, interventi a lungo termine per pulire 20 milioni di metri quadri di spiagge, laghi, fiumi e fondali e realizzare 6 macro azioni di ripristino degli habitat… tutte cose belle che se verranno realizzate avranno un buon effetto, purtroppo però non cancellano i dubbi sull’evento live… La Natura, come il corpo umano, non può essere ferita e poi medicata perché le cicatrici restano indelebili».





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