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Dicembre ricco per i dipendenti pubblici, per alcuni stipendio triplicato

Scritto da il 16/11/2022


Tra aumenti, arretrati e tredicesima per 2,2 milioni di lavoratori ci sarà una bella sorpresa in busta paga

Sarà un Natale ricco per i dipendenti di Comuni e Regioni. Sotto l’albero, infatti, si ritroveranno un assegno extra, dall’importo variabile – che dipende dal loro inquadramento – tra poco più di 1.300 euro fino a 2.250 euro – come scrive il Corriere della Sera -. Non si tratta di una decisione del nuovo governo, bensì la conseguenza degli arretrati degli ultimi tre anni.

Queste cifre arrivano dal rinnovo retroattivo degli accordi per 430 mila dipendenti degli enti locali. Il 16 novembre, infatti, è stato sottoscritto il contratto collettivo nazionale del Comparto funzioni locali, per il triennio scorso (2019-2021), come ha confermato il ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo. L’accordo riconosce un aumento medio lordo mensile di 100,27 euro, ai quali si aggiungono uno 0,55% e uno 0,22% in più per il nuovo ordinamento professionale e per il salario accessorio, portando l’incremento medio mensile a 118 euro (gli arretrati spetteranno ‘pro quota’ anche a chi è andato in pensione in questi tre anni, pagarli sarà direttamente l’Inps). Si tratta dunque di 50 mensilità che verranno riconosciute con la tredicesima.

In totale gli aumenti e gli arretrati per il pubblico impiego, compresa la scuola e le camere di commercio (2,2 milioni di dipendenti), si aggireranno attorno ai 5 miliardi di euro. Ora, però, sul tavolo del nuovo governo, c’è il dossier sul triennio attuale, 2022-2024, sempre per i dipendenti di Comuni e Regioni. Qualche giorno fa nella sua audizione in Parlamento, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ha auspicato che le trattative possano iniziare il prima possibile. Dal ministero per la Pubblica amministrazione fanno sapere che ci sono delle interlocuzioni in corso con il Tesoro per individuare nella legge di Bilancio le risorse necessarie. Ma se l’accordo appena firmato, con un aumento di circa il 4% ha coperto un triennio di fatto privo di inflazione (la firma è costata allo Stato circa 7,4 miliardi di euro, di cui 3,7 miliardi a carico del Tesoro e il restante a carico di Regioni e Comuni), ben diverso sarà per questi prossimi tre anni, vista l’impennata dei prezzi nel 2022.



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