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Consiglio comunale al via, in Aula già le prime tensioni

Scritto da il 03/08/2022


PALERMO – Bene, ma non benissimo. Il consiglio comunale di Palermo ieri ha mosso i primi passi con la cerimonia di insediamento: uomini in giacca e cravatta, donne eleganti e ingioiellate e una seduta che ha seguito il copione previsto. Prima il giuramento sotto la guida del consigliere più votato, Ottavio Zacco, poi l’elezione dell’ufficio di presidenza in un’Aula gramita di fotografi, giornalisti, amici e familiari dei nuovi inquilini di Sala delle Lapidi.

Anche se non tutto è andato come previsto. La votazione per il presidente è stata annullata e ripetuta per la mancata firma delle schede, con il consigliere Ugo Forello che, dopo aver chiesto chiarimenti sulla mancata elezione del vicario nello scorso mandato, ha “animato” la seduta urlando a squarciagola ma ottenendo di ricominciare da capo con le operazioni di scrutinio. Alla fine la fumata è stata bianca e l’esito scontato: alla presidenza un emozionato Giulio Tantillo, come vice il neofita Giuseppe Mancuso e la parlamentare in pectore Teresa Piccione.

Tutto liscio, quindi? In realtà no, perché pallottoliere alla mano qualcosa non è tornato. Tantillo ha incassato più voti della sua maggioranza: ai 24 voti sicuri, se ne sono aggiunti a sorpresa altri 8; una preferenza è andata a Zacco e sette sono state le schede bianche. Un esito che segna anche la ricomposizione della frattura tra Fratelli d’Italia e Forza Italia o, per essere più precisi, tra gli ex compagni di partito Giuseppe Milazzo e Tantillo, quest’ultimo difeso a spada tratta da Gianfranco Micciché. Una pace siglata nelle ultimissime ore e che ha chiuso le polemiche sollevate da Milazzo che chiedeva una rosa di nomi “azzurri” fra cui scegliere.

Ben più animata la partita dei vicepresidenti con Mancuso, eletto nella lista Lagalla e vicino all’ex deputato Sandro Oliveri, che si è fermato a 19 voti: abbastanza per essere eletto, ma di cinque sotto la soglia della coalizione che ha vinto le ultime elezioni. Qualcuno parla di un pacchetto di voti della maggioranza confluiti sulla Piccione, per ricambiare le preferenze in più arrivate a Tantillo, ma sta di fatto che la maggioranza non è riuscita a rimanere compatta come qualcuno si attendeva.

I veri problemi però sono nati a sinistra, dove la Piccione ha preso i voti del suo partito, il Pd, quelli del gruppo Miceli ma non quelli grillini con il M5s che ha optato per la scheda bianca. I tre pentastellati, in rotta di collisione con i democratici a livello nazionale, avevano chiesto che a candidarsi fosse lo stesso Miceli o in alternativa Valentina Chinnici; il Pd però ha tenuto il punto e così l’asse giallorosso è andato in frantumi anche a Sala delle Lapidi. Una cosa non da poco, se si considera che l’altra opposizione, guidata da Fabrizio Ferrandelli, è sembrata già agguerrita e probabilmente aveva optato per la scheda bianca prima di sapere che a Roma, proprio in quei momenti, Enrico Letta e Carlo Calenda stavano siglando l’alleanza elettorale. E’ lecito attendersi un fronte comune anche a piazza Pretoria, dove i democratici e i ferrandelliani, sommati al gruppo di Miceli, arrivano a ben 13 componenti col risultato di isolare il M5s.

E adesso? La partita si sposta sulla composizione delle commissioni e il lavoro entrerà nel vivo dopo le ferie, anche se la politica rimarrà in fermento per la campagna elettorale nazionale. Di scadenze imminenti non ce ne sono, ma l’avvicinarsi dei nuovi appuntamenti con le urne (Politiche e Regionali) rischia di avere ripercussioni anche sul consiglio comunale di Palermo. Tra papabili alla Camera e al Senato e possibili candidati all’Ars, sono in tanti a scaldare i motori e il rebus riguarda la scelta che faranno gli eventuali eletti: si dimetteranno o manterranno le doppie cariche? Una domanda non da poco, visto che si parla di almeno una decina di nomi che potrebbero rivoluzionare a breve l’appena nata geografia di Sala delle Lapidi.



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