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Centrodestra e centrosinistra: la politica dei separati in casa

Scritto da il 23/07/2022


Oggi il fronte progressista al banco di prova delle primarie. Il bis di Musumeci divide ancora i conservatori.

PALERMO – Centrodestra e centrosinistra: la politica dei separati in casa. Il voto anticipato e l’ipotesi dell’election day sono la tempesta perfetta che mette in crisi i partiti siciliani. Oggi le urne virtuali decreteranno il candidato che guiderà il campo progressista alle prossime elezioni regionali (superata la soglia delle 43000 persone registrate) ma la bufera romana soffia forte sulla sorte della coalizione che pure in Sicilia ha fatto fronte comune all’Ars contro la maggioranza di Nello Musumeci. 

Centrosinistra: il matrimonio siciliano e le liti romane

Le scazzottate verbali dei big del Pd nazionale all’indirizzo dei pentastellati, colpevoli di avere innescato la crisi che ha portato alla caduta del governo guidato da Mario Draghi, bruciano ancora (come l’estrema unzione data all’alleanza a livello nazionale da Letta). Tanto che ieri pomeriggio Giuseppe Conte rilascia delle dichiarazioni che fanno scricchiolare la tenuta del fronte siciliano. “Ormai la macchina delle primarie siciliane è partita e domani il Movimento vi prenderà parte. In queste ore però leggo diverse dichiarazioni arroganti da parte del Pd. Non accettiamo la politica dei due forni. Quel che vale a Roma vale a Palermo”. Una dichiarazione condivisa appieno dal referente regionale del M5S, Nuccio Di Paola che lo conferma ai microfoni di Live Sicilia.  Il coraggioso esperimento siculo fortemente voluto dal segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo (come dimostrano le 562 registrazioni in quel di Pedara), rischia di naufragare in seconda battuta. Il timore che serpeggia è che qualcuno si sfili dopo il risultato di stasera. L’incidente diplomatico, insomma, potrebbe essere dietro l’angolo.  Sulla tenuta della coalizione aleggia anche lo spettro dell’election day (come da piano meditato da Musumeci) che rischierebbe di assistere a una campagna elettorale con attori politici affetti da sindrome bipolare.

Centrodestra: braccio di ferro sul bis di Musumeci

Ma se Sparta piange, sicuramente Atene non ride. Il centrodestra siciliano rimane impantanato nell’estenuante braccio di ferro tra detrattori e sostenitori del bis di Musumeci. Dalla riunione informale di ieri, organizzata dal coordinatore azzurro Gianfranco Miccichè, emerge una cosa chiara: la fronda pronta ad andare oltre Musumeci è ampia e i vertici nazionali di Fratelli d’Italia non possono fare orecchie da mercante. Tuttavia la replica dei coordinatori regionali del partito di Giorgia Meloni lascia intendere che l’ultima voce in capitolo deve spettare al tavolo nazionale (che realisticamente dovrà tenere conto anche del voto anticipato che potrebbe riguardare il Lazio con Zingaretti pronto a lasciare per ottenere uno scranno al Senato). Qui risiede la speranza del presidente uscente di spuntarla (o alla meno peggio di essere ripagato se si facesse definitivamente da parte da un posto a Roma). I lavori sono in corso mentre la galassia centrista-liberale si sfrega le mani nella speranza di intercettare alleati scompaginando i due poli al netto del peso specifico reale tutto da verificare. Almeno in Sicilia. 



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