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Catania, processo “Fossa dei Leoni”: 24 condanne per droga I NOMI

Scritto da il 17/11/2022


Tra i condannati c’è Rosario Ragonese detto “u biondu”: il gruppo sarebbe stato in qualche modo collegato al clan Cappello.

CATANIA. In tutto ventiquattro condanne quante furono emesse dal Gup, ma i giudici della seconda sezione penale della Corte d’appello di Catania hanno rivisto quasi tutte le pene imposte, in primo grado, agli imputati del processo “Fossa dei Leoni”. Uno sconto di pena è stato concesso pure a colui che in primo grado aveva preso la pena più alta, quel Rosario Ragonese detto “u biondu”, che aveva preso vent’anni con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dall’aver favorito il clan Cappello di Catania. I giudici di secondo grado hanno ridotto la pena di pochi mesi: ora sono 19 anni e 4 mesi, perché le attenuanti generiche sono state ritenute equivalenti alle contestate aggravanti, con l’unica eccezione di quella, già citata, relativa alla mafia.

L’operazione dei carabinieri nel 2020 portò in carcere numerosi spacciatori attivi nella zona di viale Grimaldi, un’area nota anche, per l’appunto, come “Fossa dei Leoni” – anche perché vi si accede, e si esce, solo da una strada – in cui un’organizzazioni criminale, attraverso una rete di vedette, riesce a “intercettare” facilmente, si fa per dire, eventuali blitz delle forze dell’ordine. L’aggravante di aver favorito l’organizzazione mafiosa è stata esclusa per tutti, tranne che per Ragonese, per il cognato Gaetano Girone (pure lui aveva preso vent’anni in primo grado e adesso la pena è scesa a 19 e 4 mesi), per Massimo Rossello, per cui la pena passa da sedici a 10 anni di reclusione, per Claudio, Cristian e Guglielmo Malerba. Tutti e tre hanno ottenuto sconti di pena in appello: Claudio e Guglielmo prendono 9 anni 6 mesi e 20 giorni di reclusione (avevano preso rispettivamente dieci anni e sedici anni due mesi in primo grado), mentre Cristian, che aveva preso quindici anni e quattro mesi, ora prende 9 anni 7 mesi 10 giorni.

Salvatore Ardizzone, che in primo grado aveva preso quattro anni, quattro mesi e 18 mila euro di multa, adesso, con l’aumento per la continuazione interna, ha visto rideterminare la pena in 5 anni 4 mesi e 24.000 di multa. Per lui l’interdizione dai pubblici uffici, che in primo grado era stata disposta per cinque anni, adesso è in perpetuo. Per Antonino Valentino Carrubba si passa da dodici anni a 15 anni 2 mesi 6 giorni; per Vincenzo Antonino Carrubba da dieci anni sei mesi e 20 giorni a 9 anni 11 mesi 16 giorni; per Salvatore Gagliano, esclusa la contestata recidiva, da sei a 5 anni 5 mesi 10 giorni; per Antony Patrizio Nico Lentini, applicate le attenuanti generiche, ritenute equivalenti alle contestate aggravanti e applicato l’aumento per la continuazione interna, si passa da sei anni otto mesi 28.888 euro di multa a 4 anni 4 mesi e 18 mila euro di multa, con revoca della pena accessoria dell’interdizione legale e modifica da perpetua in temporanea per anni cinque l’interdizione dai pubblici uffici; per Carmelo Lentini da due anni otto mesi e 11.555 euro di multa a 3 anni 6 mesi 20 giorni e 16.000 euro di multa; per Giovanni Leone da sei a 4 mesi, con pena sospesa, per effetto della concessione delle attenuanti generiche; per Agatino Litrico, applicato l’aumento per la continuazione interna, da quattro anni 17.333 euro di multa a 4 anni 2 mesi e 18.000 euro di multa, con revoca della pena accessoria dell’interdizione legale; per Orazio Massimo Litrico, applicato l’aumento per la continuazione interna, da quattro anni 17.333 euro di multa a 5 anni 4 mesi e 20.000 euro di multa, con modifica da temporanea per cinque anni in perpetua dell’interdizione dai pubblici uffici; per Giuseppe Lizzio, applicato l’aumento per la continuazione interna, da due anni otto mesi 11.555 euro di multa a 2 anni 10 mesi 10 giorni e 18.000 euro di multa.

Per Antonino Prussiano, che ha ottenuto adesso l’applicazione delle circostanze attenuanti generiche ritenute equivalenti alle contestate aggravanti, si passa da dodici anni dieci mesi a 7 anni; per Antonino Rossello, applicata anche la circostanza attenuante specifica e l’aumento per la continuazione interna, da due anni otto mesi 11.555 euro di multa si passa a 2 anni e 10.000 euro di multa, con pena sospesa alle condizioni di legge; per Massimo Rossello, applicate le circostanze attenuanti generiche ritenute equivalenti alle contestate aggravanti, da sedici a 10 anni di reclusione; per Alessandro Salvatore Russo, applicate le circostanze attenuanti generiche ritenute equivalenti alle contestate aggravanti, da sette anni e quattro mesi a 7 anni; per Antonino Russo, applicate le circostanze attenuanti generiche ritenute equivalenti alle contestate aggravanti, da dieci anni e dieci mesi a 7 anni; per Natale Simone Saraceno, applicato l’aumento per la continuazione, da quattro anni 17.333 euro di multa a 4 anni 4 mesi e 18.000 euro di multa, con revoca della pena accessoria dell’interdizione legale e modifica da perpetua in temporanea per cinque anni dell’interdizione dai pubblici uffici; per Giovanni Tricomi Giovanni, applicate le circostanze attenuanti generiche ritenute equivalenti alle contestate aggravanti, da quattordici a 8 anni; per Massimo Vinciguerra, da dodici anni e quattro mesi a 15 anni 2 mesi 20 giorni.

I giudici hanno confermato la condanna di primo grado, 5 anni, per Sebastiano Monteforte, e 4 anni 17.333 euro di multa per Antonio Ottavio Crisafulli; e revocato la dichiarazione di “delinquente abituale” nei confronti di Salvatore Ardizzone, Antonino Valentino e Vincenzo Antonino Carrubba, Antonio Ottavio Crisafulli, Salvatore Gagliano, Gaetano Maurizio Girone, Antony Patrizio Nico Lentini, Carmelo Lentini, Giovanni Leone, Orazio Massimo Litrico, Cristian e Guglielmo Malerba, Salvatore Messina, Antonino Prussiano, Rosario Ragonese, Massimo Rossello, Natale Simone Saraceno, Giovanni Tricomi e Massimo Vinciguerra. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro i prossimi 90 giorni. Poi inizieranno a decorrere i termini per eventuali ricorsi in Cassazione da parte degli imputati.

Gli imputati, tra il primo grado e l’appello, sono difesi dagli avvocati Andrea Gianninò, Luca Mirone, Giorgio Assenza, Francesco Antille, Salvatore Pace, Salvatore Pappalardo, Salvatore Centorbi, Roberto Costa, Alessandro La Pertosa, Michela La Pertosa, Vincenzo Merlino, Emanuele Lanzafame, Maria Chiaramonte, Alessandro Vecchio, Giovanni Casalino, Giuseppe Caruso, Sergio Ziccone, Gaetano Giunta.



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