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Catania, la sanità malata: mazzette e confessioni

Scritto da il 14/08/2022


Programmati dopo Ferragosto diversi interrogatori negli uffici di piazza Verga.

CATANIA – Il 18 agosto 2022 sarà un giorno cruciale per le indagini sulle mazzette alla Cardiochirurgia del Policlinico. Sono fissati infatti alcuni interrogatori (non solo dei due indagati) che potrebbero aprire un nuovo capitolo dell’inchiesta partita già a maggio scorso. È quello il mese in cui la guardia di finanza ‘intercetta’ il primo incontro tra il primario di Cardiochirurgia del Policlinico e Valerio Fabiano, rappresentante di prodotti medicali della Aretè, in cui i due discutono dell’andamento della gara bandita con delibera 169 dall’azienda ospedaliera universitaria il 21 gennaio scorso. “La procedura aperta – si legge – è suddivisa in 122 lotti (di cui 70 già aggiudicati pochi giorni fa) unici e inscindibili” e criterio di “aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa”. La base d’asta è di 17.008.200 euro. 

Torniamo all’incontro dello scorso maggio. La segretaria di Mignosa annuncia l’arrivo di Valerio Fabiano. I due discutono della gara che superata la fase amministrativa però – si lamenta il rappresentante – avrebbe avuto “un piccolo intoppo”. A quel punto il cardiochirurgo chiede all’imprenditore di preparare un “elenco preciso… in modo tale che non mi confondo”. Le voci però sono molto basse e anche per gli investigatori non è facile trascrivere la conversazione per intero.

Fabiano torna nell’ufficio di Mignosa il 7 luglio e gli consegna un bigliettino “sul cui retro sono riportate informazioni su società partecipanti alla gara”. Nei giorni appena successivi l’imprenditore arrestato invia la mail inviata al braccio destro del primario Rocco Midori con l’elenco delle società ‘concorrenti’.  I dialoghi in alcune parti sono omissati nell’ordinanza firmata dalla gip Carla Aurora Valenti che ha convalidato l’arresto in flagranza dei due dopo che le telecamere hanno immortalato la consegna della tangente di 2000 euro in diretta. Un filmato che non lascia adito a dubbi.

Carmelo Mignosa e Valerio Fabiano ammettono “gli addebiti” già in fase di interrogatorio con il pm Fabio Regolo. E li confermano durante l’udienza di convalida. Il cardiochirurgo spiega che come “presidente della commissione tecnica di gara” ha il “compito di analizzare la compatibilità tecnica delle offerte rispetto alle caratteristiche esposte nel capitolato di gara” indetta pochi mesi dopo il suo insediamento come direttore dell’Unità Operativa di Cardiochirurgia. Il primario confessa che il “denaro sequestrato” Fabiano lo consegna proprio per  il suo ruolo di “presidente della commissione tecnica”. Mignosa parla di “alcune bozze di capitolati” che il rappresentante della Aretè gli avrebbe fornito anche in vista di un bando previsto a settembre. Un punto però che Fabiano smentisce dicendo di non aver “mai fornito al coindagato caratteristiche di capitolato”. I due risentiti precisano che si tratta di “schede tecniche dei prodotti”. Sulla ‘bustarella’ il medico precisa che non è “stata preventivamente organizzata”, Fabiano gli ha offerto solo “una cena”. Il rappresentante dal canto suo chiarisce che il denaro sarebbe servito per “ingraziarsi” il camice bianco “nella speranza di un incremento delle forniture”.

Il metodo del corrompere sarebbe stato svolto però con tanta disinvoltura che la gip invita gli investigatori a ‘approfondire’. Il primo ‘riscontro’ di un metodo non circoscritto a questa fornitura arriva dalla perquisizione nella casa di Carmelo Mignosa dove i finanzieri hanno trovato e sequestrato oltre 21 mila euro che sarebbero stati “elargiti” da un solo imprenditore “negli otto mesi precedenti”. Insomma le contestazioni nei confronti del cardiochirurgo – che per adesso è di corruzione per l’esercizio delle funzioni – potrebbero aggravarsi. Ma lo spirito ‘collaborativo’ dell’indagato potrebbe portare a un epilogo processuale con un patteggiamento.

Una ipotesi che riporta alla memoria un’altra inchiesta sulle gare pilotate nella sanità. Sono passati oltre tre anni e le cimici della Guardia di Finanza di Catania tornano quindi tra le mura del Policlinico di Catania. Dall’Unità operativa di Urologia a quella di Cardiochirurgia. L’urologo Giuseppe Morgia (condannato con patteggiamento) dopo l’arresto nel 2019 confessa le ipotesi di corruzione. Fa un po’ da apripista in Sicilia alle “confessioni” dei camici bianchi e dei faccendieri degli appalti del mondo sanitario pubblico. A Palermo l’ex manager Fabio Damiani e l’imprenditore Salvatore Manganaro – condannati in primo grado nel processo ‘Sorella Sanità’ – sono i più famosi ‘pentiti bianchi’ dell’isola.



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