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Caso Biondo: né falso né frode, medico scagionato

Scritto da il 02/08/2022


PALERMO – Si chiude con l’archiviazione l’inchiesta parallela a quella sulla morte di Mario Biondo.

L’indagine riguardava il professore Paolo Procaccianti che eseguì l’autopsia sul cadavere del cameraman e il suo braccio destro Dario Daniele Daricello.

Al centro del giallo i reperti analizzati durante l’esame. I familiari di Biondo ipotizzavano che si trattasse di campioni che non appartenevano a Biondo.

Nel febbraio 2020, visionando il rapporto del Ris di Messina, l’avvocato di parte civile Carmelita Morreale ribadì alcune forti perplessità manifestate negli anni precedenti. Non ci sarebbe stata piena compatibilità tra alcuni reperti attribuiti a Mario Biondo e i profili genetici della stessa vittima.

Una parte dei vetrini su cui vengono fissati i tessuti istologici prelevati dalla salma era stata catalogata con un numero che risultava corretto con un pennarello.

Da qui le ipotesi di falso e frode processuale ora archiviate dal giudice per le indagini preliminari Nicola Aiello, lo stesso che ha chiuso il caso dell’omicidio di Biondo. Le due archiviazione sono contestuali, ma con provvedimenti diversi.

I vetrini appartenevano ad un altro cadavere? Un madornale errore o addirittura una iniziativa dolosa? Nulla di tutto ciò.

Nell’inchiesta principale, pur escludendo il suicidio e ritenendo sussistenti elementi che facciano propendere per l’ipotesi dell’omicidio, il Gip Aiello ritiene che non ci siano più le condizioni, anche e soprattutto alla luce del trascorrere del tempo, per accertare eventuali responsabilità.

Lo stesso Gip ricorda che il fattore tempo ha reso complicato l’esame e influenzato l’esito dell’autopsia eseguita da Procacciante, secondo il quale si era trattato di suicidio.

Di sicuro viene spazzato via il dubbio iniziale: i vetrini analizzati dal medico legale era quelli di Mario Biondo, così come sempre sostenuto dal legale della difesa, l’avvocato Giovanni Di Benedetto.



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