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alla fine ha vinto lui…

Scritto da il 11/08/2022


Botte e risposte, provocazioni, interviste. E alla fine…

Se il più grande inganno del diavolo è quello di farci credere che il diavolo non esista – umilmente e paradossalmente parafrasando – la più formidabile astuzia di Gianfranco Micciché è quella di farci credere che Gianfranco Miccichè sia un impulsivo, un tantino arraffazzonato. Invece, si è dimostrato una ‘testa fredda’ che procede con uno schema preciso. Per vincere.

Può piacere o non piacere questo Micciché palese e recondito, odiatissimo dai suoi avversari e concorrenti, amatissimo dai pochi che raccontano di avere avuto accesso alla sua amicizia e ne magnificano la ‘calda umanità’. Questo ibrido tra politica e marketing che in pubblico fa le boccacce, che rilascia interviste e dichiarazioni urticanti, che non sa cosa voglia dire stare dentro le righe, visto che abita, invariabilmente, parecchi piani più su.

Però, i fatti sono testardi, come ammoniva Lenin che, certamente, non era iscritto a Forza Italia. E i fatti dicono che, nella querelle con Musumeci (almeno per ora) ha vinto Micci. E’ un passaggio ancora da soppesare, nei suoi sviluppi immediati e nelle sue conseguenze più in là, ma il ritiro di Nello, annunciato con un corrucciato post su Facebook, segna un traguardo incontestabile. Micciché non voleva la sua ricandidatura e ha ottenuto lo scopo.

Perché si sia determinato a una tale impresa non lo sapremo mai davvero. Non conosceremo mai, cioè, il discrimine tra antipatie personali e irriducibilità politica. Si tratta di personaggi caratterialmente agli antipodi: è una didascalia non smentibile.

Resta il visibilissimo dato politico. L’ultima mossa, con la saldatura tra Lega e Forza Italia, ha sbloccato la situazione, costringendo il presidente uscente a un ‘addio insopportabile’. Un colpo da ko dopo mesi di logoramento, di duelli incrociati, di provocazioni, di botte e risposte, in cui molti limiti dialettici sono stati superati, senza tralasciare qualche eccesso che sarebbe stato meglio evitare. Però, alla fine, nell’asprezza della politica, è sempre il risultato che conta. E chi gioca un simile gioco crudele – dove si può vincere o perdere tutto – lo sa. (Roberto Puglisi)



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